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28 febbraio 2012

L'attenzione nell'ansia sociale

Sia nella dimensione pubblica, sia in quella privata, le persone afflitte da ansia sociale tendono a focalizzare la propria attenzione sull'onda delle proprie percezioni di sé e degli altri.


Queste dimensioni non sono propriamente disgiunte l'una dall'altra, esse si sovrappongono, s’incrociano, interagiscono.


William Bouguereau - la lezione difficile
Nella dimensione pubblica la focalizzazione dei pensieri s’incentra su problemi che riguardano come si è percepiti dagli altri, quali giudizi e valutazioni possono essere indotti da tali percezioni, quali possono essere i comportamenti conseguenti. Se da un lato l'ansioso sociale si sente osservato dagli altri, dall'altro è osservatore degli altri, cioè cerca di intercettare il senso o il significato di ciò che egli ritiene stiano pensando di sé; lo fa provando a interpretare le forme di linguaggio non verbale (espressioni facciali, gestualità, azioni), lo stesso linguaggio verbale anche quando questo non esplicita i contenuti attesi e preventivati.



22 febbraio 2012

Le forme della timidezza

Le persone timide sono coscienti di esserlo. Tale consapevolezza ha due distinte dimensioni, una pubblica, che si traduce nella preoccupazione di come si viene percepiti dagli altri e dalle sensazioni che suscita; l'altra privata, caratterizzata dal dirigere la propria attenzione verso se stessi, alla propria interiorità ma orientata ad assumere valenze negative.

Partendo dalle due dimensioni della timidezza, Zimbardo ne delinea tre classi:

  1. I timidi che non provano a relazionarsi con gli altri e quindi prediligono stare da soli, in essi la dimensione privata è prevalente.
  2. I timidi che sono esitanti a relazionarsi agli altri, mostrano scarse abilità sociali e hanno una bassa autostima, in questi soggetti non emerge una dimensione nettamente prevalente.
  3. I timidi che hanno paura di rompere le regole sociali e di non soddisfare le aspettative degli altri, in questa tipologia prevale la dimensione pubblica.

S. Dalì - due adolescenti
Altri studiosi, partendo sempre dalle due dimensioni della timidezza, collegano queste ai due tratti della personalità junghiana, l'estroversione e l'introversione. In questo modo si vengono a delineare le categorie dei timidi introversi e dei timidi estroversi. Non bisogna però fare confusione tra timidezza, estroversione e introversione, queste ultime due descrivono i modi di porre l'attenzione verso la realtà. 

6 febbraio 2012

I miti nell’ansia sociale e nella timidezza

Chi ha letto il mio libro "addio timidezza", sa che le credenze disfunzionali di base o intermedie (regolanti o condizionali) portano alla formazione di pensieri automatici negativi e conseguenti comportamenti disfunzionali, ma producono anche modelli di analisi e d’interpretazione degli eventi che contengono errori di base, di costruzione del pensiero e di funzionalità adattativa. 
Questi modelli di pensiero sono le cosiddette distorsioni cognitive considerate errori procedurali praticati in modo sistematico.


Rene Magritte - il plagio
Ci sono, però, altri modelli di pensiero, molto radicati, perché sono appresi nei processi educativi familiari e in quelli formativi derivanti dalle relazioni sociali. Queste forme d’idee sono dunque presenti nel tessuto culturale, in quegli ambiti sociali caratterizzati da bassi livelli d’istruzione o a limitati indirizzi di conoscenza. Avendo valenza morale o ideale, queste idee producono forme d’inibizioni, talvolta anche gravi, sensi d'obbligazione nei comportamenti, regole riguardanti l'apparire sociale.
Si tratta dei cosiddetti " miti". Sono opinioni inadeguate per una valutazione corretta della realtà, degli eventi e dei comportamentiEllis ne individua quattro.