23 aprile 2012

Timidezza e paura dell'insuccesso


È sicuramente il problema principale nella manifestazione della timidezza. L'idea stessa dell'insuccesso è vissuta come prospettiva tragica, spesso come catastrofe che disegna scenari in cui la persona timida si sente coinvolta nella globalità della propria persona, si vede perdente, fallita come individuo e come soggetto sociale, esposta a un giudizio altrui massacrante, una valutazione negativa da parte degli altri, che restituisce come conseguenza, lo sprofondare nella condizione della solitudine, dell'emarginazione, della discriminazione, della perdita o riduzione del proprio ruolo sociale.


L'insuccesso diventa motivo d’imbarazzo o vergogna, emozioni che, talvolta, si fanno strada prima ancora che gli eventi possano verificarsi, il pensiero stesso del fallimento, nell'atto del suo manifestarsi, provoca questi fattori emozionali.


Coppo di Marcovaldo - l'inferno
L'ipotesi del fallimento è, dunque, una paura che travolge gli individui timidi che vedono se stessi ad alto rischio, sul punto di precipitare nel baratro del decadimento definitivo, in essi, subentra il sentimento della perdita di speranza, di emancipazione, integrazione, riscatto sociale, di relazioni personali intime o amicali.



16 aprile 2012

Ripetizioni e automatismi nell’ansia sociale

In tutte quelle situazioni che vivono con disagio, le persone timide hanno sicuramente riscontrato che i loro comportamenti sono di solito gli stessi. Essi reagiscono all'ansia che si fa strada dentro di loro, secondo schemi collaudati che diventano abituali. Sono comportamenti che prevedono l'estraniazione, l’elusione, l'evitamento, la fuga e, in taluni soggetti, l'aggressività soprattutto nello stile della comunicazione verbale.


Ma perché questi comportamenti tendono a ripetersi?

Un primo fattore è da rintracciare nelle attività cognitive che si sviluppano, in funzione delle credenze e dei pensieri automatici negativi. 


Vincent Van Gogh - il cortile della prigione
L'ansioso sociale valuta gli eventi e determina le proprie azioni in ragione del giudizio che ha di sé, degli altri, di sé rispetto agli altri, degli atteggiamenti altrui nei suoi confronti, ma anche da quell'insieme di assunzioni e regole implicite che disciplinano il comportamento, e che costituiscono l'insieme delle credenze intermedie. L'ansia che subentra in risposta di tale fenomeno, induce a una reazione che ne mitighi l'effetto. 



14 aprile 2012

L’accettazione come conquista dell’autostima

Il modo di percepire la propria persona come soggetto sociale e in termini di capacità, abilità, amabilità, potenzialità, determina il livello di fiducia che un individuo ha, verso se stesso. 
Egli può operare delle scelte (o non scelte) e attuarne i comportamenti conseguenti, facendo affidamento sulle proprie qualità la cui valutazione è espressa dal grado di autostima.


L'autostima, però, non necessariamente esprime il valore oggettivo di un individuo, proprio perché questi si affida alla percezione di sé, che è sottoposta a fattori emotivi contingenti o di fondo e, principalmente, alle credenze di base cui fanno riferimento tutte le attività cognitive.


Dali - nascita di un nuovo mondo
Se le credenze non sono percepite in modo diretto dal livello cosciente, l'autostima è una valutazione dello stato cosciente: essa, in un certo senso, è la sintesi delle credenze di base espresse in termini di valore.



3 aprile 2012

L’estraniazione nelle persone timide

L’estraniazione o l'auto isolamento sono comportamenti frequenti in tutte le forme dell'ansia sociale. 
Da un punto di vista della percezione cosciente, i tipi di sentimenti avvertiti, in questa condizione, possono essere orientati in varie direzioni, voglio qui, considerarne alcuni tra i più diffusi. 


Il sentimento di non appartenenza. A seconda dei contesti e delle situazioni, la persona timida, può sentirsi parzialmente o totalmente estranea al gruppo. Avverte tra sé e gli altri delle distanze, la cui attribuzione di causa, la assegna a fattori come, ad esempio, la banalità degli argomenti, l'inutilità culturale, sociale o pratica delle argomentazioni oggetto del dibattere, l'ipocrisia o la falsità dei soggetti partecipanti alla discussione, i cui contenuti espressi, appaiono senza valida giustificazione o in aperta contraddizione con l'identità culturale che, l'individuo timido, assegna loro. 
Joan Miro - la scala della fuga
Egli avverte la sua diversità e la assegna ora, a una dissimiglianza tra dimensioni qualitative, ora, a una disponibilità limitata o indisponibilità altrui nei propri confronti, ora a una disuguaglianza di ceto o di altro carattere sociale. 


Il sentimento d’inadeguatezza. Qui la fa da padrone la percezione che si ha di se stessi, se il sentimento di non appartenenza afferisce al sé sociale, quindi in rapporto agli altri, il sentimento d’inadeguatezza è inerente al sé individuale, e perciò rivolta alle proprie qualità.