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29 maggio 2012

Timidezza: Esempi di distorsioni cognitive


Giusto per darti un'idea di cosa siano le distorsioni cognitive in termini concreti, farò adesso una carrellata di esempi. Le espongo suddivise per categorie: Ragionamenti dicotomici, Inferenze arbitrarie, Astrazione selettiva, Esagerazioni e minimizzazioni, Personalizzazione, Catastrofizzazione, Lettura del pensiero, Etichettamento, Ragionamento emozionale, Esempi di giustificazioni.


Ragionamenti dicotomici



  • Se commetto un errore vuol dire che non sono affidabile.
  • Se faccio uno sbaglio sarò giudicato male.
  • Se faccio cilecca rideranno di me.
  • Se mi respinge, vuol dire che non sono attraente.
  • Se arrossisco, sembrerò un debole.
  • Se non peso 40 chili, sono un cesso.
  • Il mio uomo/la mia donna, o mi apprezza su ogni cosa che faccio, o è meglio che ci lasciamo.
  • Una cosa, se non è giusta è sbagliata.
  • Chi non la pensa come me, è stupido.
  • Se lui non soddisfa le mie attese, non può stare con me.
  • Uno che alla mia eta' non ha ne' una macchina e ne' una vita sociale e nè una fidanzata è proprio un fallito. 
  • Se non mi approveranno, il mio valore è zero.
  • Se fosse stato un amico, non me l'avrebbe rifiutato.



Dali - paranonia
Inferenze arbritarie



  • Farò sicuramente una brutta figura. 
  • I miei genitori si sono separati per colpa mia. 
  • Sarà tremendo se si accorgeranno della mia ansia, un vero fallimento.
  • Se mi dice di no, non potrò più farmi vedere in giro. 
  • Sicuramente non sono il suo tipo. 
  • Quella a me non mi caca proprio.
  • Anche se ho studiato, andrò male e penseranno che non valgo niente.
  • Gli altri sono sempre pronti a giudicarti e criticarti.
  • Se mi dice no, vuol dire che non sono buono a niente.
  • Vedo, a distanza Michele procedere verso di me, ma a un certo punto attraversa la strada. Penso: Michele mi vuole evitare.
  • Michela telefona e mi dice che ha avuto un contrattempo e non può venire all'appuntamento. Penso: è una scusa, non vuole vedermi. 



Astrazione selettiva



  • Mentre parlavo mi sono impappinato su quella parola, ho fatto proprio una figuraccia. 
  • Durante la propria relazione al congresso, Alberto ha pronunciato male una parola, a fine intervento con un collega commenta: quell'errore ha mandato in fumo tutto il mio discorso.
  • Serafina ha organizzato una cena, finite le portate si accorge di aver dimenticato di preparare il dessert, commenta: questa cena è stato un fallimento.
  • Piero e Carla hanno trascorso una serata insieme nel loro primo appuntamento, durante la serata Piero è inciampato salendo un marciapiede; quando tutto è concluso Piero pensa: vado a inciampare proprio quando sto con lei, sono proprio un imbranato.
  • Giuseppina al ristorante, mentre cenava con Sandro, ha inavvertitamente rovesciato il bicchiere di vino sul tavolo. A casa commentando la cena con la sorella afferma: sono stata la solita imbranata, ho rovinato tutto.




22 maggio 2012

Immaginazione e timidezza


Il ricorso alla fantasia e all'immaginazione delle persone timide, e degli ansiosi sociali in generale, assume quasi sempre connotati riconducibili a quelle carenze che essi ritengono di avere.
Infatti, scaturiscono dal percepirsi come non adeguati in attività relative al campo delle relazioni umane e sociali. In genere, rappresentano un desiderio di riscatto e conquista di una credibilità, agli occhi degli altri, che pensano di non avere, o anche di non aver mai avuto. 


Queste persone giungono a creare dei veri e propri film mentali, in cui il soggetto stesso è protagonista, ora sottinteso, ora esplicito. 


Salvatdor Dali - dislocazione dei desideri
Il desiderio di protagonismo attivo è, spesso, espresso attraverso figure eroiche o fortemente determinati e punto di riferimento assoluto per gli altri. Capita anche che, a rappresentare se stessi nella costruzione immaginaria, siano più personaggi. In questi casi la personalità si sdoppia a significare da un lato le fragilità proprie e, dall'altro, di un sé libero da debolezze o forme d’incapacità. È un po' come mettere in scena, positività e negatività, esclusione sociale e protagonismo, sentimento di perdita e volontà di riscatto, realtà emotiva e realtà oggettiva, anche se quest'ultima assume più che altro le caratteristiche del desiderio. In questi contesti immaginativi, gli altri possono anche assumere il ruolo di spettatori ammiranti. 



16 maggio 2012

Pensiero funzionale e pensiero realistico, strumenti per la timidezza


Chi mi segue su questo blog o ha letto il mio libro, sa che le credenze si esprimono attraverso i pensieri, e che le credenze disfunzionali producono pensieri e comportamenti disfunzionali, cioè poco adatti a fronteggiare gli eventi.


Abate Alberto - psiche
Una persona timida, e ciò vale per tutte le forme di ansia sociale, nel momento in cui si trova a dover affrontare una situazione che le procura disagio, nelle sue varie forme espressive, vede pervadere la propria mente, da pensieri o  immagini mentali ispirati a pessimismo e negatività.


Nel suo dialogo interiore, il soggetto timido, valuta le proprie competenze, capacità, abilità, attraibilità, cioè i mezzi che è capace di mettere in campo. 


Avendo credenze che lo descrivono carente proprio in questi aspetti, le sue attività di previsione, sugli esiti delle sue ipotetiche azioni desiderate o considerate ideali, in risposta agli eventi cui deve far fronte, si dirigono verso valutazioni negative.



8 maggio 2012

La non assunzione di responsabilità nella timidezza


Ogni nostra azione è una scelta, anche quando non si agisce, in realtà, si compie una scelta. 


Quando si evita una situazione, o la si elude, o si sceglie la fuga, oppure ci si estranea, si opera una scelta, quella di non avere un ruolo attivo nel sistema di relazioni interpersonali.


La non decisione è una scelta passiva, rinunciataria, ma nonostante ciò, essa non perde, né evita la comunicazione, semplicemente perché come dice Watzlawick, non è possibile non comunicare, qualsiasi cosa si faccia o non si faccia, si comunica, indipendentemente dalla nostra volontà.


Rene Magritte - la cuccetta incosciente
I comportamenti di rinuncia hanno, intrinsecamente, una peculiarità sociale: la non assunzione di responsabilità verso se stessi e verso gli altri. 


I comportamenti evitanti e gli altri similari, hanno l'obiettivo di non assumere il rischio dell'interazione sociale, pertanto, nel caso in cui gli eventi non sono favorevoli, si rifugge dalla possibilità di dover fare i conti con gli altri o con la propria persona, con gli scheletri nel proprio armadio.
Di quest'aspetto, chi è succube dell'ansia sociale, non ha consapevolezza, né coscienza. Il soggetto timido si preoccupa soprattutto di ciò che appare evidente alla sua attenzione, quindi l'ansia fisiologica ed emotiva, le emozioni come la vergogna e la paura.