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25 giugno 2012

Le emozioni nella timidezza - seconda parte




Il processo di valutazione sottostante l'emozione non è un fenomeno legato alla sua sola configurazione (vedi parte prima), in quanto processo cognitivo, vi è un'attività di vaglio dell'evento-stimolo per ciò che esso può comportare in termini di vantaggio o svantaggio, utilità o inutilità, danno o beneficio, pericolo o opportunità. 


Questi processi sono spesso rapidi e si svolgono con una certa automaticità, come accade per i pensieri automatici negativi tipici nell'ansia sociale. 
Data questa natura, il processo di valutazione è sostanzialmente un'attività cognitiva che difficilmente raggiunge uno stadio di coscienza consapevole. 


Come ho scritto in "Addio timidezza" o in taluni i miei articoli, le emozioni interferiscono nell'interpretazione di eventi e informazioni che vanno a costituire quei dati di conoscenza che partecipano alla formazione dell'insieme delle credenze.
 
Enrico Baj  - Al fuoco
Nel caso di persone afflitte dalla timidezza, o dalle altre forme di ansia sociale, il processo di valutazione non può prescindere dal sistema delle credenze disfunzionali. 
Quando andiamo ad analizzare il carattere cognitivo delle emozioni, bisogna tener conto dei modi individuali di interpretare gli eventi, quello che in una persona non ansiosa può indurre emozioni piacevoli, in un soggetto ansioso può produrre emozioni spiacevoli, ciò che per alcuni può essere vista come un’opportunità, per altri può essere interpretato come il pericolo, Per uno stesso evento si avranno, pertanto, emozioni diverse in persone diverse, ma anche emozioni diverse nell’identico individuo in relazioni a eventi analoghi in epoche o momenti diversi.



21 giugno 2012

Le emozioni nella timidezza - prima parte


Dato il coinvolgimento determinante delle emozioni nelle dinamiche della timidezza e di altre forme dell'ansia sociale, comincio con questo, una serie di 3 articoli che tratteranno di questo tema. 

Da un punto di vista neurologico, l'emozione, ha due componenti principali, quella corporea che chiama in causa diverse strutture sottocorticali come l’amigdala, l’ipotalamo e il tronco dell’encefalo, e quella cosciente mediata da strutture corticali, come i lobi frontali e la corteccia cingolata.

Il solo fenomeno chimico fisico non è in grado di spiegare fenomeni complessi che sono reazioni a eventi esterni all'organismo.

Questa complessità fa si che non esiste una definizione univoca dell'emozione, ciò perché essa è legata a diversi fenomeni quali sono le esperienze soggettive, i sentimenti, i comportamenti motivati, quelli espressivi e le variazioni corporee.


S. Dalì - Segnali di angoscia
Nella trattazione di questa serie di articoli, che intende cogliere le relazioni esistenti tra il fenomeno dell'emozione e l'ansia sociale, intenderò per "emozione" un processo interiore generato da un evento significativo per l'individuo, e che si manifesta per mezzo di uno dei fenomeni poc'anzi indicati.

Possiamo descrivere questo processo come il contatto con un evento-stimolo che attiva dei meccanismi cognitivi e cioè l'interpretazione di quell'evento. 


11 giugno 2012

Timidezza e condizionamento



Ciò che produce i comportamenti timidi, sono i pensieri che vengono in mente nelle situazioni in cui ci si sente esposti al giudizio negativo degli altri, o ci si percepisce non adeguati, a vario titolo, a far fronte agli stimoli insiti in quelle circostanze. 


Tali condizioni mentali sono poi rafforzate dall'insorgere dell'ansia fisiologica o da emozioni come la paura, la vergogna, l'imbarazzo. Tutti questi fenomeni hanno in comune il fatto di essere associati al rischio, al pericolo.


Rene Magritte - I sei elementi
La timidezza scaturisce dall' interpretazione emotiva e non oggettiva, non solo degli eventi, ma anche nel percepire se stessi e gli altri. La realtà è dunque letta, sulla base d’informazioni viziate dall'assunzione di dati di conoscenza acquisite in condizioni emotive, che falsano o deviano l'interpretazione delle esperienze.



7 giugno 2012

Timidezza: aiuto, mi osservano


Quella di sentirsi osservati è molto comune nelle persone timide.
Questo fenomeno è persino la ragione della loro condotta di vita da clausura. Pur di non sentirsi gli occhi della gente addosso, preferiscono starsene chiusi in casa. 


Per una persona timida, sentirsi osservata, è una sensazione tanto incombente e insistente, da essere considerata e vissuta non solo come una certezza, ma anche come una sorta di condanna, di essere un po' predisposti ad attrarre su di sé la curiosità indagatrice altrui.


Il soggetto timido più si sente osservato, più diventa preda dell'ansia fisiologica ed emotiva.


Gustave Courbet - uomo disperato autoritratto
La sensazione dell'essere osservati mette a nudo un loro timore di base, essere analizzati, valutati, giudicati: un rischio, per gli individui timidi, molto cogente, presente, invadente, certo, è una sensazione che diventa pregnante.