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30 luglio 2012

Timidezza: quando si dice, “sono timido”


Le persone timide, come del resto coloro che sono assoggettati all'ansia sociale, generalmente sono consce di avere qualche problema. La coscienza di essere timidi è acquisita per via dei disagi che si provano sulla propria pelle, per gli effetti oggettivi che tale condizione mentale produce nella vita quotidiana e relazionale, ma anche per effetto dell'azione dell'ansia nelle sue manifestazioni fisiologiche e viscerali. 
L'ansia è, in effetti, il fattore che più di tutti attrae l'attenzione del soggetto timido. Essere coscienti, però, non significa averne consapevolezza.


Giorgio Celiberti  - il respiro del cuore
Per consapevolezza intendiamo quel processo di elaborazione e analisi dei dati di conoscenza di cui si è preso atto (coscienza) e, nella specificità dell'ansia sociale, l'acquisizione della piena comprensione dei processi cognitivi che sottintendono l'ansia sociale stessa: il fenomeno di formazione, le dinamiche psichiche, le ramificate implicazioni nelle attività mentali e fisiologiche, la formazione dei pensieri automatici negativi, i comportamenti abituali che s’instaurano, la stretta connessione tra tutti questi fattori. 
In breve, mentre la coscienza costituisce la presa d'atto degli elementi di conoscenza che pervengono dall'esperienza, la consapevolezza è il processo di sviluppo dei dati acquisiti alla coscienza.



23 luglio 2012

Introversione ed estroversione - seconda parte: introversione e timidezza



Come ho già accennato, l'introversione e l'estroversione, costituiscono due diversi modi di adattamento sia al mondo sociale, sia a quello materiale. Queste due modalità convivono in ogni individuo e interagiscono tra loro. È il prevalere di una modalità sull'altra che determina il tipo psicologico.


Date le caratteristiche di queste due modalità, possiamo dire che una persona estroversa ha uno spirito pratico, più proiettato verso l'intraprendenza e da un maggiore dinamismo nel raggiungere gli obiettivi che si propone, dall'altra parte una persona introversa tende al raccoglimento e alla riflessione, sviluppa capacità critiche, è proiettato verso la progettualità delle idee e, muovendosi nel campo dell'astratto, alimenta le capacità creative, ma per contro ha una più lenta capacità di adattamento.


Carlo Carra - verso casa
Mentre gli individui estroversi danno maggiore priorità alle relazioni sociali e alla vita mondana, gli introversi prediligono ricercare i propri interessi dentro di sé. 
Essendo più attratto dall'oggettività esterna e meno indagatore, l'estroverso è più portato a sviluppare una vasta rete di relazioni, mentre l'introverso mostra maggiori capacità empatiche e un maggiore interesse verso l'impegno politico e sociale caratterizzati da una forte spinta ideale.



16 luglio 2012

Introversione ed estroversione - prima parte: cosa sono


Introversione ed estroversione sono un tratto della personalità. La suddivisione della personalità in queste due categorie è dovuta a Jung, che espose la sua teoria del famoso saggio "i tipi psicologici". 
Nel corso del tempo questi due termini sono entrati a far parte della terminologia comune ma acquisendo significati diversi da quelli originariamente indicati dal loro teorico.


Secondo la visione di Jung, l'essere umano rivolge l'attenzione nei confronti della realtà o verso il mondo esterno o verso quello interiore: la modalità estroversa e quella introversa.


Quando l'uomo opera secondo la modalità estroversa, aderisce al mondo esterno senza passare per un processo di rielaborazione interiore, al contrario, se lo fa secondo la modalità introversa, filtra il mondo esterno attraverso la propria individualità, l'universo percettivo interiore.

Enrico Baj - senza titolo
Mentre nella modalità estroversa, legge gli eventi nella loro oggettività, in quella introversa, la interpreta attraverso la propria soggettività. Se nella prima l'esperienza è oggettivizzata, nella seconda è soggettivizzata.



2 luglio 2012

Le emozioni nella timidezza - terza parte



Le emozioni possono produrre credenze e superstizioni che sono alla base dei fenomeni disadattavi, possono derivare da aspetti delle emozioni che Frjida racchiude in tre principi: 

  • Le emozioni segnalano, alla persona, la rilevanza di un evento in relazione ai suoi interessi. La loro percezione hanno una forza molto maggiore della consapevolezza dei dati oggettivi. Lo stimolo di una determinata emozione se è associato ad analoghe emozioni precedenti hanno molta più forza degli stimoli non associati.
  • L'intensità delle emozioni dipende dalla forza motivazionale degli scopi che vi sottintendono. Le emozioni irrazionali mostrano la natura degli interessi che ne sono alla base, ponendo in secondo piano la loro disfunzionalità. Quando due scopi sono in conflitto tra loro, le emozioni indotte dall'uno possono occultare le emozioni prodotte dall'altro e ciò può produrre rammarico quando il primo scopo è raggiunto.
  • Le emozioni sono funzioni che permettono all'individuo di reagire in modo rapido per mezzo di un processo di elaborazione dei dati ridotto al minimo. Ciò implica che quando un'elaborazione è più approfondita le emozioni possono indurre fenomeni di reazione o insofferenza, in quanto una maggiore ponderatezza risulterebbe non appropriata. Tale funzione risulta disfunzionale se gli esiti di un falso allarme risultano più onerosi da quelli prodotti da una mancata risposta.

Alexander Daniloff - castello di carte
Quando si è sottoposti a uno stato emotivo, l'ansia che ne deriva, dirotta verso di esso tutta l'attenzione possibile, compresa quella necessaria allo svolgimento di altri compiti indipendentemente dal loro comportare carichi emotivi. Ne deriva non solo un dispendio di energie, ma anche la perdita di capacità operative.

Voglio concludere questa trattazione con una sintetica presentazione delle principali emozioni che più di altre intervengono con il loro potere limitante nella vita di chi è vittima della timidezza o delle altre forme di ansia sociale:

La vergogna, la propria trasgressione di norme di gruppo ma che può essere percepita anche come fallimento individuale del proprio essere, o come indicatore che tra sé e gli altri c'è qualcosa di sbagliato, spesso è accompagnata da un'altra emozione il senso di umiliazione.
L'imbarazzo che si vive quando si ritiene di aver compiuto un'azione socialmente riprovevole sotto gli occhi degli altri. A volte riguarda anche azioni che si teme soltanto siano regolate da norme sociali. In altri casi è riferita a comportamenti impacciati o considerati non idonei a trasmettere una buona idea di sé.
Il senso di colpa, quando si ritiene di avere procurato un danno a vario titolo.
La tristezza cioè l'esclusione dal proprio gruppo sociale.
L'invidia quando altri posseggono qualcosa che si desidera ardentemente ma di cui non si ha possesso.