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24 giugno 2013

Viaggio alle radici della timidezza: i pensieri automatici negativi

Il primo a rendersi conto dell’importanza della loro esistenza e delle loro peculiarità, fu a Aaron Beck a cavallo tra gli anni 50 e 60. Notò che le persone disturbate, a seconda del tipo di sofferenza, erano pervasi, nella mente, da pensieri ricorrenti, costanti, che battono sempre sulle stesse idee. Da qui partirono i suoi studi e le sue ricerche che lo portarono a delineare la teoria cognitivista e le strategie terapeutiche collegate.

Questa tipologia di pensieri acquisisce carattere automatico quando, nel dialogo interiore dell’individuo, si sono ripetuti insistentemente tanto a lungo, che il loro pervenire alla mente avviene senza che vi sia, nell’attività cognitiva, un vero processo di elaborazione del pensiero stesso. 

Essi, a voler fare un esempio con il linguaggio della programmazione dei computer, sono come delle routine. 

Una volta che la mente li ha trasformati in schemi di memoria o modelli di pensiero, questi non hanno più bisogno di essere “processati”. 
Il loro carattere automatico permette al sistema cognitivo di economizzare su tutta una serie di elaborazioni che altrimenti sarebbero solo un continuo ripetere di procedure sempre uguali a se stesse. Pertanto i pensieri automatici negativi, non avendo bisogno di processi elaborativi, pervengono alla mente quasi in modo istintivo e con molta rapidità.


Joan Mirò - la conversazione
I pensieri automatici sono associati a una o più tipologie di eventi o situazioni sociali e alle credenze di base che li sottendono.

Pertanto, ogni volta che una persona timida, o afflitta da una qualunque forma di ansia sociale, si trova dinanzi a un evento o in una situazione che attivano delle credenze disfunzionali, si attivano anche i pensieri automatici negativi. 

Un’altra peculiarità inscindibile di queste forme di pensiero è che hanno sempre una visione negativa delle cose. 

Queste due caratteristiche, l’automaticità e la negatività, rendono questi pensieri il fattore principale della permanenza e sussistenza dei problemi di timidezza, di ansia sociale in generale, e di altre forme di disturbo psichico. Ad esempio, nella depressione costituiscono l’ostacolo più ostico da superare.


Come si formano i pensieri automatici negativi? 


Possono essere descritti come momento di sintesi dei processi cognitivi. Essi sono il risultato delle elaborazioni cognitive sviluppatesi sulla base delle credenze di base e quelle regolanti, ma sono anche il compendio dell’elaborazione previsionale. È come giungere a una conclusione, rispetto a un dato problema, dopo averlo analizzato in tutti gli aspetti.


19 giugno 2013

Viaggio alle radici della timidezza: L’ansia, funzione e problematicità – seconda parte


Un aspetto che va considerato, è che l’evoluzione sociale e tecnologica dell’uomo ha reso l’ansia un fenomeno problematico. Se in epoche primitive l’ansia, come fenomeno insito nelle specie animali, poteva rappresentare il confine tra la vita e la morte in determinate situazioni, con la formazione delle città, delle civiltà, dell’organizzazione articolata della società, con l’evoluzione tecnologica e con lo svilupparsi della complessità delle relazioni umane, l’ansia viene ad essere, per qualche verso anacronistica, per altri aspetti inadeguata, per altri ancora fortemente adattativa. Tale problematicità risulta evidente proprio nelle forme di ansia sociale, in cui le paure e le intensità dell’ansia non sono giustificate dalla reale pericolosità cui si riferiscono. 

L’ansia può scaturire anche da una minaccia che non costituisce un pericolo reale, ma è il risultato di valutazioni esagerate o errate prodotte dai processi cognitivi. 
In questi casi, come osserva Beck, l’esperienza dell’ansia non ha modo di essere bloccata. Ciò è quanto si verifica nelle manifestazioni delle varie forme dell’ansia sociale. 
Joan Miro - La finestra di avviso
Nella timidezza, nell’ansia da prestazione o di parlare in pubblico, nell’ansia da esame, ad esempio, il senso di vulnerabilità, le previsioni negative degli esiti e delle loro conseguenze, assumono sempre il carattere della sopravvalutazione, mentre parallelamente si ha una sottovalutazione delle capacità personali.


Quello che accade può essere spiegata come una confusione tra possibilità e probabilità: La persona timida, così come gli ansiosi sociali in generale, nelle situazioni ansiogene, non tiene in considerazione il fatto che ciò che è possibile può avere una bassa probabilità di verificarsi: finisce con l’assumere il concetto di possibilità come coincidente all’idea dell’alta probabilità o addirittura di certezza. 


15 giugno 2013

Viaggio alle radici della timidezza: L’ansia, funzione e problematicità


Prima parte

Quando parliamo di sofferenze come la fobia, l’ansia generalizzata, la timidezza, eccetera, che hanno in comune la caratteristica di manifestarsi attraverso i sintomi dell’ansia fisiologica, ci riferiamo alla categoria dell’ansia sociale che acquisisce tale denominazione proprio per questa peculiarità.
Ma cos’è l’ansia? 

Per rispondere a questa domanda farò una breve premessa riguardante qualche aspetto neurologico. Ogni organismo è strutturato per mantenere in equilibrio (omeostasi) le proprie caratteristiche al variare delle condizioni esterne. Questa strutturazione è garantita dal sistema nervoso autonomo che si suddivide in sistema simpatico e parasimpatico. Questi due sottosistemi interagiscono tra loro in modo complementare. Il sistema simpatico costituisce una risposta “somatica” alle situazioni di stress o emergenza, quello parasimpatico -al contrario  - punta a conservare le risorse dell’organismo e a ristabilire l’omeostasi. 

L’ansia è un meccanismo del sistema nervoso simpatico, cioè un meccanismo di reazione agli stimoli esterni o interni.
È un sistema di allarme che spinge l’organismo all’attenzione nei confronti di un evento, una situazione, una condizione, considerata una minaccia e, dunque, un potenziale pericolo.


Joan Mirò - il lacerato
Quella del sistema nervoso autonomo è una attività adattativa, finalizzata cioè, all’adattamento per garantire sopravvivenza, riproduzione, sostentamento e controllo fruttuoso dell’ambiente.

All’interno di quest’attività adattiva va collocata l’ansia che è deputata a stimolare una reazione agli input provenienti dalle percezioni di situazioni di pericolo.
Va osservato che l’organismo è un sistema integrato e tali sono anche le risposte agli stimoli esterni e interni. Infatti, l’azione dei suoi apparati è posto sotto il controllo della componente percettivo - cognitiva.
Il sistema cognitivo, per conto suo, recepisce gli input, adotta un piano adeguato e attiva tutto il resto dell’apparato dell’organismo.


5 giugno 2013

Quando il timido dice: sono asociale

Ho più volte fatto notare, nelle mie pubblicazioni, come la sopravvalutazione del rischio, la paura e l’ansia che ne conseguono e i comportamenti che ne derivano, conducono la persona timida o l’ansioso sociale in generale, a un atteggiamento fortemente critico verso se stessa, a un giudizio di auto svalutazione di determinate abilità o capacità.

L’individuo timido misura le proprie competenze sociali soprattutto sulla base dei propri insuccessi che, per la maggior parte dei casi, derivano dai propri comportamenti di sicurezza, da quelli evitanti, di auto estraniazione, di rinuncia, di fuga. 
Amy Kollar Anderson - vision

Riassumiamo sinteticamente la dinamica. Sappiamo che di fronte a una situazione ansiogena, il suo processo cognitivo, attinge dati di conoscenza da propri modelli interpretativi della realtà che sappiamo essere disfunzionali e, le cui definizioni del sé, relativamente a quella specifica tipologia di eventi, delineano configurazioni orientate verso i concetti di inabilità o incapacità. Questo produce previsioni orientate a una valutazione negativa degli effetti e delle successive conseguenze. La percezione del rischio acquisisce maggior valore probabilistico fino anche a diventare una certezza. La mente è pervasa dai pensieri automatici negativi. L’ansia, che svolge la sua funzione istitutiva, che è fondamentalmente inibente, prende il sopravvento. L’accresciuta valutazione del rischio e l’incalzare dell’ansia, inducono i soggetti timidi a mettere in atto quei comportamenti cui ho poc’anzi accennato.

Il risultato finale è lo scoramento che colpisce l’animo delle persone timide. 
La non corrispondenza tra ciò che ritengono dovrebbe essere e ciò che è, li inducono a valutare gli esiti ovviamente negativi, giudicando i propri comportamenti come elementi descrittivi delle proprie peculiarità e capacità relative alla gestione di quelle date tipologie di situazioni. 

È partendo da ciò che si fa strada l’idea di essere asociali.