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25 settembre 2013

La timidezza, l’ansia sociale e le assunzioni

Le assunzioni costituiscono i principi e le norme cui devono ispirarsi i comportamenti e hanno la funzione di adattare questi ultimi alle determinazioni delle credenze di base.

Infatti, le credenze di base, per avere influenza e condizionare le attività umane, necessitano di strutture cognitive che determinano principi e condizioni che, da una parte le giustificano teoricamente ed emotivamente, dall’altra facciano da corollario al processo decisionale. Queste devono avere una parvenza logica, apparire perfettamente funzionali e razionali.

Non a caso le persone afflitte da timidezza o ansia sociale applicano con convinzione le loro assunzioni disfunzionali, queste appaiono loro assolutamente logiche, razionali, assolutamente valide nella loro struttura funzionale.

Le assunzioni possono essere espresse sotto forma di motto, di leitmotiv, di condizionale, di obbligo, di precetto etico o morale, di aforisma, di parola d’ordine, di slogan, modi di dire, talvolta è tradizione familiare, in qualche caso è regola di gruppo; può persino esprimersi in forma immaginativa, d’immagine mentale.

Joan Miro - costellazione risveglio all' alba
Esse prendono parte alla vita di tutti gli individui ma, nel caso degli ansiosi sociali, dei timidi, assumono carattere imperativo, dominante, preminente, valore assoluto. Ciò fa si che le assunzioni, in tali soggetti, sono osservate e applicate in modo pedissequo e sistematico, mentre nella normalità sono copiosamente soggette a essere ignorate o applicate in modo sporadico. 

Il problema sta nella rigidità cognitiva, infatti, le persone timide, ansiose sociali, sono caratterizzate dal fatto che percepiscono gli eventi, le situazioni e i comportamenti, attraverso un limitatissimo repertorio interpretativo, cioè nella loro mente si sviluppa, in modo compiuto, quasi sempre un’unica tesi di lettura, mentre altre ipotesi interpretative sono del tutto ignorate o, nel migliore dei casi, del tutto periferiche.

Questa rigidità è tutta schiacciata verso la presunzione di validità della credenza di base che viene attivata.

Le assunzioni possono essere credenze intermedie o pensieri automatici, ovviamente nel caso del soggetto timido o dell’ansioso sociale in generale, questi ultimi sono in chiave negativa. Il grado del loro radicamento dipende da dove esse vanno a collocarsi. 

Quando le assunzioni coincidono con le credenze intermedie, quindi poste a uno stadio distante dal livello cosciente, sono più fortemente radicate, hanno carattere normativo generale e, in genere, includono strategie di affrontamento o sono diretta espressione delle credenze di base, queste; in questo caso, sono più difficilmente soggette a modificazione in quanto le credenze di base interferiscono marcatamente in tale processo di cambiamento. 

Quando sono pensieri automatici negativi, perciò posti a uno stadio prossimo a quello cosciente, hanno, fondamentalmente, carattere di previsione e si riferiscono a situazioni specifiche.

Per fare un esempio prendiamo il caso di una persona con problemi di accettazione e con una credenza di base che la definisce come non amabile: un’assunzione che è credenza intermedia, potrebbe essere, “esprimere i propri bisogni induce le persone a pensare di essere usate e si allontanano”; un’assunzione che è un pensiero automatico potrebbe essere, “se chiedo a Carla di abbassare il volume dello stereo, lei s’incazzerà”.

Così come le credenze di base, anche le assunzioni e i pensieri automatici negativi, sono idee, non la verità. Pensare che le idee debbano necessariamente coincidere con il vero, significa confondere il pensiero con la realtà, perdere di vista, o non considerarla affatto, la distinzione tra ciò che appartiene al mondo reale e ciò che appartiene al mondo delle idee.

17 settembre 2013

Timidezza e ansia sociale: la commistione tra fatti, pensieri ed emozioni

Già Epitteto, nel primo secolo d.C., affermava che le persone sono turbate dall’interpretazione che danno alle cose, piuttosto che dalle cose stesse. Un concetto ripreso più tardi anche dall’imperatore e filosofo Marco Aurelio.

Cosa contiene di così importante, questa semplice affermazione? 

Che da una parte ci sono i fatti puri, semplici e concreti, dall’altra c’è il nostro modo di intendere quei fatti. 

Noi assegniamo sensi e significati agli eventi, alle situazioni, ai comportamenti altrui e, a questi ultimi, anche le intenzioni. 

Queste attribuzioni di significati, sensi e intenzioni non sono soltanto determinate dalla nostra storia individuale, dalle nostre conoscenze e dalle nostre esperienze; dipendono anche dal nostro stato del momento in termini di umore, emozioni e sentimenti. Variano da persona a persona, ma in uno stesso individuo possono cambiare da momento a momento. 

Bortolossi Walter - cerchio vortice
Le persone che soffrono di ansia sociale, e quindi anche chi è afflitto dalla timidezza, tendono a trasformare le proprie sensazioni, timori, supposizioni, impressioni, le proprie emozioni, in significati e dati oggettivi della realtà esterna. 
Alcuni hanno delle assunzioni che muovono proprio in direzione di una distorsione cognitiva che fa pensare loro cose del tipo: “Se avverto questa sensazione, vuol dire che è vero”, “il fatto che provo ciò, dimostra che è vero”.


10 settembre 2013

Timidezza e corteggiamento, un problema con l’altro sesso

Gran parte degli individui timidi fanno i conti, nel fare o ricevere il corteggiamento, con questo loro tratto caratteriale. Questo problema si verifica, sia quando l’approccio ha, come obiettivo, il presentarsi per determinare il primo momento di contatto, sia nelle fasi in cui bisogna attuare quei comportamenti finalizzati all’essere accettati come partner.

I problemi di base sofferti dalle persone timide, in tali situazioni, sono principalmente quelli dell’accettazione e della competenza

La tipologia dei pensieri automatici negativi e dei comportamenti di affrontamento, variano in funzione del ruolo sociale ricoperto in questa particolare tipologia di relazionamento a due, a seconda delle credenze che sottendono a tali problemi, e in ragione del genere sessuale.


Le credenze di base che, generalmente, si attivano in questi casi, sono quelle negative su di sé. Queste possono essere raggruppate in tre categorie: 
Lawrence Alma Tadema - tra speranza e paura

  • L’inadeguatezza (“non sono all’altezza”, “sono un imbranato/a”, “sono un debole”, “sono un fallito/a”, “sono un perdente”). 
  • La non amabilità (“sono noioso/a”, “non ho niente da offrire”, “non sono un tipo piacevole”, “sono difettoso/a”). 
  • Il non essere degni di valore (“non sono capace di amare”, “sono inutile”, “sono inaccettabile”, “sono cattivo/a”). 


Si noti che mentre nelle prime due categorie, le credenze, esprimono un giudizio di valore, nell’ultima esprimono un giudizio morale, una differenza non da poco.


4 settembre 2013

L’ansioso sociale come osservatore emotivo di se stesso

Nelle forme di ansia sociale, come nella timidezza, si registra un’elevata focalizzazione su se stessi.

Queste auto focalizzazioni, costituenti l’attività preminente che si svolge nel dialogo interiore, si manifestano sia sotto forma d’immagini mentali, sia come immaginazione scenica in movimento, sia nella loro forma verbale.

La ragione principale è probabilmente dovuta al fatto che gli individui timidi, e gli ansiosi sociali in generale, si sentono diversi rispetto agli altri. Una tale percezione di diversità non può che fare riferimento a credenze di base disfunzionali che delineano una definizione di sé come soggetto, a vario grado e titolo, inabile nelle attività di relazione interpersonale, incapace a far fronte con efficacia a eventi e situazioni che possono prefigurare giudizio negativo altrui, essere in una condizione d’inferiorità culturale o sociale, non essere in grado di reggere la competizione, non essere persona amabile, non essere sufficientemente interessante o attraente come persona.

Francesco Clemente - giardino interiore
Il percepire se stessi, negativamente, è, dunque, una caratteristica fondante della condizione di persona timida, nella fobia sociale, nel disturbo evitante della personalità, e in altre forme di ansia sociale.

Una tale percezione negativa del sé, induce gli ansiosi sociali a porsi continuamente in rapporto alle situazioni temute in termini di elevato rischio di fallimento.