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30 dicembre 2013

Timidezza, ansia sociale e auto sabotaggio

L'auto sabotaggio si verifica in tutti i comportamenti e i pensieri non funzionali al raggiungimento dei nostri obiettivi.
Tutti questi pensieri disfunzionali e i comportamenti conseguenti, al momento, possono apparire logici, oppure come immanenza dell’inevitabilità. 

Spesso il prendere coscienza della disfunzionalità e, quindi, del loro essere auto sabotaggio, avviene a posteriori, quando il dado è tratto e se ne vedono le conseguenze negative. In tali contesti possono susseguire due tipologie di pensieri, ambedue confermanti le credenze negative sottostanti.


George Grosz - Suicide
Una prima tipologia si può manifestare nella spietata autocritica con la sottolineatura delle proprie inadeguatezze, caratterizzate da frasi tipo, “non sono buono a niente”, “non faccio altro che combinare casini”, “ancora una volta un dimostrato quello che sono, una nullità”, “faccio sempre stronzate”. 

Nella seconda tipologia possiamo intravvedere i cosiddetti “pensieri razionalizzanti”, che tendono a giustificare i comportamenti che si sono avuti, in genere di evitamento, e che si verificano sempre a posteriori di una data situazione. 


17 dicembre 2013

Aspetti cognitivi in timidezza e ansia sociale: la lettura del pensiero

È forse la distorsione cognitiva più comune cui ricorrono le persone. Questo fenomeno chiamato “lettura del pensiero”, è in uso a tutti, ma, chi è afflitto da disagi sociali o da disturbi mentali, fa, di questa modalità del pensare, un uso esagerato, in certi casi, drammaticamente spropositato.
Nelle varie forme di ansia sociale, e quindi anche nella timidezza, è una modalità cognitiva che assume, sovente, carattere di sistematicità.

In condizioni normali, la lettura del pensiero assume la forma di una supposizione formulata sulla base di trascorse esperienze dirette e oggettive e, in tanti casi, può anche corrispondere al vero.
Oscar Kokoschka - la visitazione

Il problema nasce, quando si esce fuori, dalla consapevolezza del valore ipotetico della supposizione. L’ipotesi si sostituisce alla certezza e, così, si determina una distorsione nel processo cognitivo di elaborazione del pensiero. Da processo razionale si passa a uno emotivo. Tutti sappiamo bene che l’uomo non ha il potere di leggere nel pensiero altrui. 


9 dicembre 2013

Viaggio alle radici della timidezza: il livello gerarchico di pensieri

parte seconda


La funzione delle credenze di base e intermedie, nasce dalla necessità dell’uomo di dare senso alle cose e alle esperienze, e di organizzarle in modo coerente, in modo da poter essere le più adattive possibili, garantendo così le migliori condizioni di vita.

Perché una credenza di base possa avere seguito e concretizzarsi nei comportamenti, ha bisogno di altri pensieri, capaci di trasferire il significato originario, in una pluralità di modelli cognitivi, capaci di adattarsi ai contesti della vita sociale. Questa funzione è svolta dai pensieri disposti nel secondo livello gerarchico, le credenze intermedie, che pure sfuggono all’attenzione dello stato cosciente dell’individuo.


Paul Delvaux - la scala
La loro, è una funzione sostanzialmente disciplinante, devono determinare le regole del gioco e, al tempo stesso, dovendosi adattare alla variabilità e alle numerose configurazioni degli eventi reali, devono anche interagire in modo variegato. 

Tale diversificazione è assicurata dagli stili del pensiero, infatti, essi si presentano sotto la forma di motti, leitmotiv, precetti, condizionali, doverizzazioni, assunzioni che possono avere carattere perentorio, e/o concettuale. A questi sono poi da aggiungere altre forme di pensiero che determinano le modalità del ragionare. Tra queste ultime troviamo anche le distorsioni cognitive, schemi del ragionare viziati da pulsioni emotive e, in qualche caso, manipolative.

Le credenze intermedie sono suddivisibili in tre aree tematiche: l’accettazione riferita al bisogno della gregarietà, di appartenenza ad ambienti sociali, di legami affettivi; la competenza relativa alle abilità sociali e alle capacità di far fronte agli eventi che investono, in modo diretto o indiretto, l’individuo come soggetto sociale; il controllo come bisogno di verifica, di garanzia, di qualità.

A seconda dell’area tematica e dello stile, le credenze intermedie determinano un insieme normativo orientato a indirizzare le scelte comportamentali.

Posti al terzo livello di questo sistema gerarchico, c’è il grosso dei pensieri emotivi che attraversano, quotidianamente, la mente delle persone. I pensieri automatici sono un po’ la sintesi finale delle credenze di base e intermedie ma, allo stesso tempo, sfuggono o una categorizzazione funzionale vera e propria, così come le abbiamo viste nel caso delle credenze. 

Pur essendo quelli che più frequentemente si presentano a un livello cosciente, sfuggono alla nostra attenzione proprio per la loro automaticità; si pensi, ad esempio, a tutte le volte che mettiamo in funzione il nostro pilota automatico, quando percorriamo le strade abituali della nostra città senza neanche pensarci su. Una cosa del genere avviene con i pensieri automatici. 

Possono anche sfuggirci perché si presentano, nella nostra mente, come immagini mentali, raffigurazioni, sogni ad occhi aperti, rappresentazioni visive. 

In tutte le forme di ansia sociale, e quindi anche nella timidezza, i pensieri automatici si caratterizzano per la negatività delle loro visioni. 
In questi casi sono, perlopiù, orientati verso due direzioni funzionali: la previsione, chiaramente pessimista, e l’attualizzazione negativa delle capacità e abilità personali; mentre nella prima classe esprimono previsioni d’insuccessi, di giudizi negativi altrui, di rifiuti, nella seconda classe sotto accusa sono l’incapacità nel riuscire negli obiettivi.


3 dicembre 2013

Viaggio alle radici della timidezza: il livello gerarchico di pensieri

parte prima

In questa trattazione, mi riferirò all’insieme di pensieri inerenti l’individuo in relazione ai contesti sociali; del sé sociale rispetto a se stesso e agli altri. In breve a quei pensieri che, in modo diretto o indiretto, hanno a che fare con il mondo delle relazioni umane, in tutte le sue manifestazioni. 

L’intero dominio cognitivo è basato sui pensieri, ma non tutti quelli che passano per la nostra mente, sono oggetto della nostra attenzione cosciente. 

Quando parlo di pensiero inconscio, mi riferisco proprio a questa categoria di pensieri. Non che essi non siano reperibili, riconducibili alla nostra attenzione cosciente e/o consapevole; solo non abbiamo appreso il modo di individuarli.

Paul Delvaux - la citta inquieta
Questa difficoltà è data dal fatto che essi si manifestano in modo “subdolo”, tra le righe di altri pensieri, nelle “contorsioni” del nostro linguaggio, sotto forma d’immagini, fantasie visive, si nascondono nel nostro stile di verbalizzare e/o di percepire ciò che si pone alla nostra attenzione. Inoltre, producono altri pensieri collegati e conseguenti, e questi, finiscono col sostituirsi a quelli che li hanno preceduti, non in modo semplicemente formale, ma anche in termini di sensi e di significati.

I pensieri derivati che si sostituiscono a quelli originari, non modificano sensi e significati in modo radicale, tendono piuttosto ad articolarli; così facendo, però, il risultato finale è quello di un pensiero che si spinge ben oltre l’origine, determinando nuove implicazioni anche molto significative e fortemente determinanti.

Studiando queste interazioni tra pensieri, Beck, Ellis e altri, si sono accorti che la mente costruisce un vero e proprio sistema organizzato di pensieri che si dispongono in modo gerarchico

Tale gerarchia è determinata secondo il livello di derivazione degli uni, dagli altri. Non solo. Hanno anche notato che quelli più profondi, più “inconsci”, più lontani dalla nostra attenzione cosciente, sono quelli originari, cioè, che danno origine a un insieme gerarchico di pensieri collegati tra loro in senso logico e/o tematico.

Nel sistema di descrizione e/o definizione del sé, degli altri e del mondo, la gerarchia distingue i pensieri tra le forme che vanno dal carattere generale del loro significato o descrizione, a quello più specifico; dal carattere massimamente sintetizzato a quello più descrittivo.

Le credenze di base sono i pensieri originari, in cima alla scala gerarchica, quelli posti al livello più profondo e più lontani dalla attenzione dello stato cosciente. 

Da ogni credenza, o da un suo raggruppamento “semantico”, discende un insieme di pensieri, collegati da nesso logico, e disposti, gerarchicamente, in modo consequenziale. 

Queste, hanno sensi e significati perentori, generali e assoluti, riferiti all’interezza della categoria cui si riferiscono (se stessi, gli altri, il mondo), sono delle vere e proprie definizioni estremamente sintetiche, tali che, generalmente, si esprimono verbalmente attraverso pochissime parole; ad esempio: “Sono stupido/a”, “sono un fallito/a”, “non sono amabile”, “il mondo è ostile”, “le persone sono menefreghiste”. 
Essendo pensieri originari, sono anche i primi a formarsi.