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24 marzo 2014

Timidezza e assertività: Il comportamento aggressivo - seconda parte


Nel comportamento dei soggetti aggressivi sono riscontrabili diverse carenze nella capacità di risolvere problemi di carattere relazionale e valutativo, Spivack con la sua squadra di ricerca ne ha individuati cinque:

  • mancanza di capacità nell'individuare soluzioni comportamentali alternative a quelle aggressive;
  • mancanza di capacità nel valutare le conseguenze derivanti dai comportamenti aggressivi, soprattutto nei soggetti che agiscono impulsivamente e nell'infanzia per effetto del loro pensiero sequenziale;
  • mancanza di capacità di individuare il vero agente causante gli eventi sociali che determina errori di valutazione, sotto forma di causa ed effetto, dei rapporti sociali;
  • Valutazione di situazioni problematiche in modo rigido e pregiudiziale;
  • Difficoltà cognitiva nell’elaborazione delle sequenze comportamentali in relazione alla soluzione dei problemi.


Gino Severini - sintesi della idea guerra
Le caratteristiche del modo aggressivo degli ansiosi sociali, le possiamo riassumere in questo modo:

  • considera l’educazione e la gentilezza degli altri come dimostrazione di debolezza e passività;
  • Perde di vista il rispetto per i diritti degli altri;
  • è un belligerante che agisce su posizioni difensive;
  • è invasivo degli spazi altrui;
  • pretende che gli altri si adeguino al suo volere, ai suoi tempi;
  • si sente superiore agli altri;
  • è forte nelle sue convinzioni su molti argomenti e le esprime senza problemi, ma si arrabbia se non ottiene consenso, vuole vincere a tutti i costi, in tal senso egli è rigido e inflessibile;
  • Considera senza importanza  le opinioni altrui;
  • ritiene sempre di essere nel giusto e di conseguenza non accetta di poter sbagliare neanche dinanzi all'evidenza, anzi, scarica sugli altri la responsabilità degli errori propri;
  • si sente in diritto di giudicare tutti, di criticarli, di trovarne  i difetti, di umiliarli, di disprezzarli;
  • tende a decidere anche per gli altri senza curarsi dei loro pareri;
  • è poco sensibile alle ragioni e agli argomenti altrui e pertanto non dà il tempo, all’ interlocutore, di esprimere il proprio pensiero;
  • interrompe continuamente i propri interlocutori;
  • non si scusa per i propri errori;
  • se riceve prodotti o servizi scadenti, protesta anche in modo esagerato;
  • tende frequentemente a esprimere rabbia, rancore e ostilità, che possono manifestarsi anche in modo imprevedibile, esplosivo, sproporzionato rispetto all'evento;
  • non ha rispetto per la dignità altrui, tende a colpevolizzare, manipolare, rendere inferiore gli altri e a dominarli;
  • tende al potere personale e sociale;
  • teme di non raggiungere il proprio obiettivo con un comportamento non aggressivo;
  • è poco sensibile a bisogni e sentimenti altrui;
  • ha scarsa abilità nella comunicazione.


20 marzo 2014

18 marzo 2014

Timidezza e assertività: Il comportamento aggressivo - prima parte


Per evitare fraintendimenti diciamo subito che quando si parla di comportamento ci si riferisce sia a quanto si dice, sia a quanto si fa.


Il fattore attraverso il quale possiamo distinguere le diverse modalità di comportamento è individuabile nella “scelta”, un atteggiamento assertivo è il frutto di un’azione volontaria, ragionata e razionale, un individuo che si muove in tal guisa, sceglie, agisce; contrariamente un atteggiamento anassertivo, aggressivo o passivo che sia, non agisce ma reagisce, subisce il comportamento, ne è ostaggio. [Luigi Zizzari, Il libro dell’assertività, 2011]
Nella normalità, un individuo che si comporta nella modalità aggressiva, mette delle distanze tra sé e gli altri. Possiamo definirla come l'affermazione di sé, nel disinteresse assoluto per gli altri. In termini transazionali è del tipo "io sono ok, tu non sei ok", oppure “io non sono ok, tu non sei ok”. È, in genere, un soggetto sostanzialmente egoista e caratterizzato da una presunta superiorità.


Paul Klee - spettro di guerriero
Tuttavia, non bisogna dimenticare che i nostri comportamenti sono il risultato della storia delle nostre esperienze interiori e delle interazioni con l’ambiente sociale.

Quando ci troviamo di fronte a persone afflitte dalla timidezza o altre forme di ansia sociale, il comportamento aggressivo acquisisce anche altri connotati, che possono presentarsi come complementari a quelli già descritti, o alternativi.

In questi casi, la tendenza all’egoismo, si sostituisce una tendenza all’auto isolamento, e non sempre il soggetto ha un’idea di superiorità.

Tutto ciò può risultare più comprensibile alla luce delle cause che determinano i comportamenti anassertivi.


11 marzo 2014

Timidezza e assertività: Il comportamento passivo

Le persone timide, e quelle afflitte da altre forme di ansia sociale, sono sostanzialmente anassertive. I loro comportamenti dominanti si muovono nell’ottica delle modalità passiva o aggressiva.

Il soggetto passivo antepone i bisogni altrui a quelli propri, pensa soprattutto ad accontentare gli altri piuttosto che se stesso, anche se ciò gli genera sofferenza e insoddisfazione, in termini transazionali è il tipo “io non sono ok, tu sei ok”.


Egli è interessato non al mondo esterno, ma di sé di fronte al mondo esterno; così come si trova a preoccuparsi non di sé, ma di sé di fronte al problema.



Paul Delvaux - il silenzio
È in questa modalità che si presentano gli effetti peggiori, l’essere sostanzialmente accondiscendenti e quindi, subire la volontà altrui e reprimere la propria, subire l’aggressività degli altri come il dileggio, l’ironia, il bullismo, il diventare soggetti che ricevono consigli da altri che si pongono con un ruolo di superiorità. L’essere passivi abbatte parecchio la propria autostima.

Tuttavia non tutti i comportamenti espressi in modalità passiva sono necessariamente espressione di timidezza o di altre forme di ansia sociale. L’anassertività è molto più diffusa delle forme di disagio sociale.




4 marzo 2014

Ansia sociale e timidezza: il problema dell’adattamento

Da un punto di vista delle funzioni, l’adattamento sociale non è molto dissimile, concettualmente, dall’adattamento all’ambiente delle specie viventi.

Se nella vita animale e vegetale, la capacità di adattarsi all’ambiente segna la differenza tra l’estinzione della specie o la sua esistenza, tra la morte e la vita; nell’esistenza sociale di una persona, segna il confine tra un insieme di relazioni soddisfacente e l’esclusione, la solitudine, l’emarginazione.


Alighiero Boetti  - mettere al mondo il mondo
Nel primo caso il problema è l’adattamento a un ambiente fisico e naturale, nel secondo lo è verso un ambiente antropico, fatto di svariate tipologie di relazioni, e le loro finalizzazioni, tra gli individui.

In quest’ottica, le forme di ansia sociale, e quindi anche della timidezza, si concretizzano, nella difficoltà di adattamento sociale, sia pure con variegati gradi di complessità.

Infatti, le persone timide hanno difficoltà a relazionarsi efficacemente con gli altri, ad affrontare situazioni suscettibili di valutazioni altrui, nello svolgere mansioni sociali.

L’esplicitazione esterna di tale difficoltà, si manifesta per mezzo dei comportamenti, che possono essere elusivi, evitanti, esitanti, impacciati, confusi, in breve non efficaci o, comunque, non funzionali agli obiettivi dell’individuo che li attua.


3 marzo 2014

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