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29 luglio 2014

Timidezza e asocialità

Il coping, cioè, la strategia cognitivo comportamentale utilizzata da una persona per far fronte ai problemi derivanti dal relazionamento sociale, cui fanno maggior ricorso le persone timide e gli afflitti dalle altre forme di ansie sociali, è il comportamento evitante. 

L’asocialità ne è una delle conseguenze più invalidanti per la gestione delle relazioni interpersonali.

Va, però, chiarito che essere asociali non significa essere antisociali, ma molto spesso questi due termini sono considerati, erroneamente, uno sinonimo dell’altro.

Aba Novak Vilmos - composizione eremiti
Nella timidezza, la asocialità non ha una valenza culturale, ideologica o classista; è un comportamento sociale, generato da risposte emotive e ansiogene, a situazioni che inducono valutazioni cognitive, elaborate sulla base di pensieri previsionali e credenze disfunzionali negative.

Il soggetto timido che viene a trovarsi imbottigliato in questa condizione che è, al tempo stesso, sociale, cognitiva ed emotiva, è un individuo profondamente demotivato.


22 luglio 2014

Quando il timido non esce più da casa

La demotivazione è ciò che accade a una persona timida che ha vissuto ripetutamente l’esperienza dell’interazione sociale in modo traumatico, avverso, pregiudizievole. 

Nel momento in cui ha rafforzato i convincimenti negativi profondi (credenze), riguardanti le proprie capacità e abilità relazionali, o le disponibilità del mondo esterno, l’obiettivo di costruire nuove relazioni umane appare un inane esercizio che produce dolorosa illusione, umiliazione, scoramento.

È a questo punto che l’individuo timido sperimenta la demotivazione e sceglie di allontanarsi dal mondo delle relazioni interpersonali. Così si chiude in casa. Egli si arrende allo sconforto e all’idea di essere un fallito.

Salvador Dalì - l'uomo invisibile
Nella timidezza e altre forme di ansia sociale, la solitudine assume carattere distintivo riscontrabile nei comportamenti e stili di vita espressi da tali disagi.

In parte, queste difficoltà nell’interazione sociale sono favorite dal prevalere di stereotipi comportamentali e modelli culturali, ampiamente veicolati nella società contemporanea, che propongono i principi della concorrenza, del primeggiare, del successo sociale, oltre a un’iconografia estetica ben delineata all’interno di determinati canoni.


15 luglio 2014

Cos’è la timidezza

La timidezza è una forma di ansia sociale, di origine cognitiva, che determina difficoltà adattative, di vario genere e tipologia, nell’ambiente sociale.

Ciò significa che la timidezza nasce e si alimenta nella nostra mente, ma le cognizioni attivate innescano un processo a catena che coinvolge l’individuo nella sua interezza e nelle interazioni sociali.  

Infatti, la timidezza è contrassegnata dalla tendenza a mantenersi in ombra, a evitare di prendere l’iniziativa in situazioni sociali; da impaccio nelle relazioni e nelle performance, di qualsiasi natura e in presenza di terzi; da comportamenti, intesi come ciò che si fa e si dice, improntati a indecisione, inibizione, ritrosia, e ciò nonostante ci sia il desiderio relativo di affrontare certe relazioni.


 Gianluca Govoni - timidezza
Comportamenti che si manifestano con intensità e frequenza decisamente superiori a quanto accade, in analoghe situazioni, ad altri individui.

In linea generale possiamo dire che la timidezza nasce dal percepirsi diversi dagli altri e dal percepire ciò che è fuori da sé come qualcosa d’ignoto e rischioso. 

È, pertanto, una condizione mentale che prefigura scenari di pericolo o minaccia penalizzanti per se stessi, o nella propria realtà sociale.


9 luglio 2014

Timidezza: la dipendenza dai giudizi altrui

Nella società umana, il giudizio, proveniente dalla collettività o da individui cui è assegnato valore di riferimento, assume notevole importanza quando, l’oggetto della valutazione è riferita a valori morali, etici, o di funzionalità sociale.

Non va dimenticato che l’uomo è un animale gregario che vive e interagisce, peraltro, in diversi livelli di contestualità sociale, come lo sono l’ambiente familiare, amicale, di lavoro, di studio, l’ambiente istituzionale (quartiere, città, regione, nazione, mondo).

L’osservanza delle regole sociali, del vivere civile, dei costumi, costituisce una condizione funzionale agli obiettivi perseguiti nell’ambito della vita sociale. Tutti sappiamo che l’inosservanza delle regole sussistenti in un determinato ambiente sociale, possono determinare l’esclusione, l’emarginazione, l’espulsione, il fallimento degli obiettivi preposti.


Visalli - doppiezza
Ti dirai: “Allora non c’è nulla di male dare molta importanza ai giudizi degli altri”.

In realtà, il giudizio di terze persone può essere funzionale ai nostri interessi, ma, come in tutte le cose, può anche determinare un danno.

Quando la nostra vita privata, il nostro interagire sociale, è fortemente condizionato dall’idea del giudizio altrui, e si caratterizza come annullamento della legittima autonomia individuale e della propria autodeterminazione, abbiamo a che fare con una vera e propria dipendenza psicologica.


1 luglio 2014

Arte, timidezza e comunicazione

C'è un sacco di gente che veste alla Morrison così come in tanti usano il berretto alla Che. È un modo di dichiarare se stessi in termini ideali ma col linguaggio dei segni, dell'iconografia.

È un po' come dire "Io sono questo, il mio mondo, i miei ideali, le mie emozioni, le mie inquietudini sono queste, sappiatelo. Sic sum". 

È comunicazione non verbale, ma spesso più diretta.
Ma la cosa può essere più articolata. Può anche trattarsi dell'abbigliamento del proprio gruppo sociale, di frequentazione. In tal caso, è anche un comportamento gregario, di appartenenza sociale. 

Non credo che, con l’abbigliamento trasgressivo, la persona timida cerchi di superare le sue inibizioni relazionali, più che altro afferma se stessa nel modo che gli è più congeniale. 

Se dentro sei A, qualsiasi cosa faccia, resti A. 


Egon Schiele - autoritratto nudo inginocchiato
Ma sicuramente ciò che il timido è oggi, è comunque il risultato della sua storia e della storia delle sue relazioni. Dunque è anche il risultato della sua timidezza. 

La musica è sempre stato un terreno adatto ai timidi. In essa, possono esprimersi senza tattiche, strategie, sotterfugi, detto tra le righe (tutte da interpretare). 

La musica non recita un ruolo, semplicemente è se stessa; non deve dimostrare, si mostra; non deve rappresentare, é. 

Nel mondo delle relazioni umane, l'essere umano è costretto ad apparire, nel mondo della musica l'uomo è, e basta.

Il rock, il metal, è trasgressione, diversità. Un timido ci va a nozze. "sì, eccomi qua', sono un diverso".

Tutto ciò che è trasgressione, diversità, alternatività, è pane masticabile per i timidi. 

Tutto ciò che non è contrattazione, di stili, di dizioni, di linguaggi, di comportamenti, è modalità elettiva della persona timida. 

Dove la relazione non è contrattazione, dimostrazione, apparenza, ci trovi un timido.

Dove non è imperativo l'essere vincenti, primeggiare, l'essere lupi o leoni, ci trovi un timido.

La timidezza non va d'accordo con i linguaggi, verbali e non verbali, che hanno troppe possibili interpretazioni. 

Alla timidezza, nella sua essenza sociale, piace il senso unico dell'interpretazione, del significato.

Tuttavia, la trasgressione, in quanto linguaggio della diversità, seppur conturbante, e spesso ambigua nella sua misteriosità ammiccante, è un terreno favorevole per l’espressività delle persone timide. È il luogo in cui ti apri e, allo stesso tempo, un pò ti celi.

In realtà, tutte le arti sono terreno fertile per i timidi. In quanto libera espressione, l’arte, può permettersi ogni genere di giudizio.

L’individuo timido, l’ansioso sociale, non si sente a rischio. La sua persona è protetta dall’impersonalità dell’arte, nonostante essa sia incredibilmente intima dell’artista.

L’arte è una sorta di passepartout sociale: la liberalità universale che libera l’uomo dagli schemi, dai modelli, dalle regole, dai comportamenti, dalle strategie, dal tatticismo, dalla contrattazione, persino dalle dicotomie del bello e del brutto, del bravo e dell’incapace, del florido e dello sterile, del forte e del debole.

Se cercate l'ideale liberale puro, non quello economico che è tradimento, fossa dei leoni; non quello politico che è ipocrisia, lo trovate nell'arte.

Nonostante sia, forse, la forma più ambigua di linguaggio, nel senso che è oggetto di una pluralità interpretativa che è soggettiva, in quanto liberale, l’arte, conferisce spazio e dignità al soggetto timido che, in essa, trova la sua fonte espressiva ideale.