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28 ottobre 2015

Il controllo come perdita di controllo nelle ansie sociali e nella timidezza


Oggi vi parlo di un aspetto particolare cui i timidi e gli ansiosi sociali non fanno caso sia nell’esperire i processi cognitivi e metacognitivi, sia a posteriori di questi.

In più occasioni ho parlato di quanto gli ansiosi sociali e le persone timide abbiano bisogno di adottare strategie di controllo nel tentativo di governare gli eventi.

Francis Picabia - i sensi
Preciso che quando parlo di convinzioni, metacognizioni, credenze, cognizioni, pensieri, mi riferisco a elementi disfunzionali, soggiogati dalle dinamiche proprie delle ansie sociali; non sono messe in discussione potenzialità e capacità logiche, mi riferisco a processi emozionali della mente.

Quella del controllo è una funzione che viene adottata in relazione a tre fattori principali. 

Il primo fattore è l’intolleranza all’incertezza, quindi, la necessità di evitare ogni forma d’incertezza, di ambiguità, di neutralità. 
La persona timida adotta un modello dicotomico della realtà, ha bisogno di certezze: tutto ciò che è intermedio tra gli opposti, è vissuto come predittore di negatività. A lei non piacciono le situazioni incerte, ambigue, neutre; avverte il bisogno di sapere con che cosa deve misurarsi e cosa deve evitare. Ecco perché il controllo diviene una strategia di primaria importanza.


20 ottobre 2015

La mancanza di scenari alternativi in timidezza e ansia sociale


Chi ha a che fare con l’ansia sociale o la timidezza sa molto bene cosa sono i pensieri negativi anzi, vive anche il problema di non riuscire a liberarsene. Sa che sono fattori determinanti della sua condizione, è cosciente che l’imbrigliano e che condizionano i suoi rapporti con gli altri. 

Tuttavia, a parte te, mio lettore attento e altri che si documentano evitando di rivolgersi ai profeti, le persone timide e gli ansiosi sociali in generale, non riescono a spiegarsi perché.

Salvador Dalì
 incontro dell illusione col momento fermo
Qualcuno ci prova, ed elabora teorie personali in una confusa atmosfera.

L’unico contatto cosciente che si ha con quella parte del sé interiore che non si sa raggiungere, sono i pensieri automatici negativi ma anche le abitudini metacognitive come il rimuginìo, la ruminazione, la preoccupazione; in pratica, pensieri e stili di pensiero, o strategia di coping cognitivo, che predicono l’avvicinarsi dei comportamenti ansiosi.

Ho più volte accennato al circolo vizioso delle ansie sociali e della timidezza, di come ogni fattore che interviene nell’attivazione, nel mantenimento e nello stato esecutivo dei processi ansiosi, svolga, al tempo stesso, la funzione d’induttore e di conseguenza.

Gli individui timidi, catturati da questo vortice fatto di paure, sentimenti d’incapacità, manifestazioni d’ansia, e flussi in piena di pensieri negativi, non riescono a far altro che focalizzare la propria attenzione su queste esperienze interne. Si tratta di focalizzazioni condizionate da una serie di fattori primari:

12 ottobre 2015

Scopo e antiscopo nella timidezza e nelle ansie sociali



Ho spesso sentito descrivere, da persone timide, il proprio comportamento come “indossare una maschera”, “recitare” un ruolo non proprio; una descrizione che rende bene l’idea dello stato emotivo che vivono gli ansiosi sociali e anche lo spirito che gli spinge a comportamenti di protezione. La loro recita è forzosa e quasi sempre incontrollata. 

Infatti, se l’attore di teatro recita un ruolo facendo una scelta volontaria e quindi cosciente, egli è capace di controllare e modulare la propria recitazione; l’ansioso sociale quella maschera la subisce. 
La recitazione della persona timida non è fluente, è impacciata, risponde a impulsi automatici.

Domenico Dell'Osso :
L affermazione è il punto di partenza
il primo passo
 che apre la via al cambiamento
Una ragione di ciò, sta nel fatto che i processi cognitivi e il comportamento dell’ansioso sociale, operano avendo come obiettivo l’antiscopo, cioè quello di evitare che avvenga ciò che si teme. 

La loro attenzione si concentra ed è finalizzata all’obiettivo di evitare anziché al fare.

A conti fatti, piuttosto che perseguire gli scopi inerenti la propria realizzazione sociale, paradossalmente, e senza che se ne rendano conto, le persone timide, si pongono, come obiettivo, che il proprio scopo di socialità non avvenga.

L’individuo timido indirizza la propria attenzione su ciò che giudica terribile e assolutamente da evitare, e in questo tragico tentativo si allontana dall’ affermazione di sé

Come saprai, l’insieme degli scopi costituisce il sistema motivazionale dell’individuo. 

Lo scopo, in sé, è la cognizione di uno stato delle cose che si desidera o intende raggiungere. 

Si può dire che la funzione dello scopo è di orientare i processi mentali e i comportamenti per il raggiungimento dell’obiettivo.

Gli scopi possono avere una polarità positiva o negativa. 

Nella prima si assumono valori e significati che permettono di dare un senso ai vari livelli o gradi di realizzazione degli scopi.

Nella polarità negativa ciò che conta è il non avvenire, la certezza che l’evitamento di ciò che si teme sia del tutto compiuto; il valore della certezza esclude livelli intermedi di raggiungimenti dello scopo. 

Le due polarità s’inibiscono reciprocamente. 

Faccio un esempio: poniamo che Tizio sia una persona timida e che abbia il terrore di essere rifiutato e di subire il giudizio altrui, poniamo anche che ami Caia e che, quindi, il suo scopo è di conquistare il suo amore. 
Quando Tizio deve approcciarsi a Caia, nel tentativo di relazionarsi con lei, viene subissato dalle sue paure del rifiuto, di fallire e di diventare oggetto di giudizio da parte degli altri. 
La sua mente è pervasa da un flusso di pensieri automatici negativi che da una parte definiscono Tizio come persona incapace e dall’altra fanno previsioni di fallimento, di rifiuti, di sberleffi, di maliziosi sogghigni, dei giudizi di incompetenza e incapacità.
Avendo, Tizio, il terrore di questi rischi prefigurati dai suoi pensieri previsionali, si trova di fronte al bisogno, che ben presto si trasforma in una necessità, di dover evitare, assolutamente, il rifiuto di lei e il fallimento sociale di lui stesso. 
A questo punto lo scopo di conquistare Caia viene subissato da uno scopo opposto, evitare di essere rifiutato da Caia. 

La polarità positiva dello scopo (conquistare Caia) è negata dall’antiscopo, cioè la polarità negativa dello scopo che è quella di evitare di conquistare Caia.

I soggetti timidi sono spesso coscienti che i propri comportamenti, da ansiosi, danneggiano se stessi, tuttavia non riescono ad agire diversamente, perché nelle situazioni ansiogene, la loro mente è dominata da processi cognitivi e metacognitivi negativi. 
Difficilmente hanno consapevolezza del fatto che assumono, come scopo, la sua stessa negazione: l’antiscopo.

E tu, hai fatto caso al tuo antiscopo?




5 ottobre 2015

Sulle vie per superare timidezza e ansia sociale



È importante non colpevolizzarsi per ciò che si fa e per quel che si è: È la timidezza (o l’ansia sociale) che induce a certi comportamenti e a certi pensieri, non la persona in sé.

Così come va tenuto conto che i pensieri non sono la realtà e nemmeno te, sono solo pensieri.


Domenico Dell'Osso - Accettando i limiti ci si rende liberi
Certamente la non consapevolezza di cadere nel “tranello” teso dalle paure e dai pensieri disfunzionali, ha il suo peso. Infatti, se hai consapevolezza, hai anche una maggiore possibilità di scelta e quindi di decisione.

Tuttavia s’incontrano delle difficoltà sulla via al cambiamento, non si affronta solo l’inconsapevolezza, ma anche la paura del nuovo, di ciò che, non essendo mai stato vissuto, non si conosce; e poi la paura di fallire: “Sarebbe terribile se fallissi anche in questo”. 

La resistenza al cambiamento trova la sua ancora in quei comportamenti e a quelle strategie cognitive di difesa cui si è abituati. Si evita per evitare una sofferenza, per non vivere un’intensa ansia, per liberarsi dalla paura e perché, per l’immediato, l’evitamento cognitivo e comportamentale ha i suoi effetti benefici.