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24 novembre 2015

Auto criticismo e perfezionismo nelle ansie sociali e timidezza



Introduzione

Ho più volte espresso il principio della notevole influenza ambientale nella formazione di sistemi cognitivi disfunzionali. 

Il formarsi della tendenza sistematica all’autocritica feroce nelle persone timide e ansiosi sociali è uno degli esempi più evidenti del potere permeante dell’ambiente sociale in cui tali soggetti crescono e vivono.

Gli studi che dimostrano questa diretta correlazione sono, oramai, numerosi. 

Elisabetta Fontana - anima a brandelli
Anzi, possiamo affermare che le ansie sociali sono, sostanzialmente, il prodotto storico delle interazioni di un individuo con le figure (e i ruoli) di riferimento.

Oggi sappiamo che i comportamenti reiterati nel tempo concorrono, nella mente, di un bambino, soprattutto nei suoi primi anni di vita, alla formazione di “condizionamenti cognitivi operanti”.

Tali condizionamenti sono assorbiti nella memoria in termini di definizione del sé, degli altri e del mondo, e “emozionalizzati “, soprattutto nei soggetti a più alta reattività ansiosa. 


17 novembre 2015

Le molte facce del controllo nelle ansie sociali e nella timidezza



L’attività di controllo è, di per sé, un processo metacognitivo.

Nelle persone timide e negli ansiosi sociali, differiscono tra loro in ragione dello scopo perseguito. 

Possono essere di ricerca per l’affermazione e/o verifica della validità di credenze e assunzioni, espressione di metacredenze e confirmatorie della loro utilità, avere finalità preventiva. 

Domenico Dell Osso
Controllo di impulsi opposti attraverso la ragione
L’aspetto dell’attività di controllo, dagli effetti più pervasivi, è quello che si presenta come meta credenza su se stessa. In questi casi gli ansiosi sociali hanno tre modi di considerarlo. 

Il controllo come attività positiva e necessaria per evitare che si verifichi ciò che si teme, per evitare di trovarsi impreparati nelle situazioni temute, per poter predisporre una strategia di fronteggiamento che in genere è l’evitamento. 

Questa visione di validazione del controllo serve anche a soddisfare il bisogno di certezza assoluta riguardo il soddisfacimento dell’ antiscopo, cioè evitare ad ogni costo il verificarsi degli eventi temuti che, però, impedisce il raggiungimento dello scopo desiderato (ad esempio, evitare di approcciarsi alla persona desiderata per evitare un insuccesso). 


10 novembre 2015

Le teorie sul proprio disagio in timidezza e ansia sociale


Nel tentativo di spiegare e fronteggiare la propria sofferenza e disagio, le persone timide e gli ansiosi sociali, elaborano delle teorie personali.

Queste rientrano in un ambito più ampio che è quello delle teorie della mente che l’uomo produce e con le quali, si spiega e prevede il comportamento degli altri e quello proprio. Si tratta della psicologia “fai-da-te”.

Teorie della mente quasi sempre ingenue o naif che si formano subendo l’influenza della storia delle proprie interazioni sociali, delle esperienze e delle emozioni che le hanno accompagnate.

Luigi De Gennaro - tracce di memoria
Le teorie psicologiche personali degli ansiosi sociali riguardano sia l’attribuzione delle cause della sofferenza, sia l’individuazione dei rimedi.

Nell’attribuzione delle cause possiamo notare due indirizzi generali: quelli che rimandano a fattori interni (genetici, biologici, qualità e abilità personali, il passato) e quelle orientate verso fattori esterni (la famiglia, la scuola, l’ambiente sociale, la società, eccetera).

Una prima criticità di queste teorie psicologiche risiede nella loro stessa costruzione: sono strutturate sulla base della propria esperienza personale e non su esperienze collettive e verificabili nella loro oggettività.

5 novembre 2015

L’idea dell’altro nella timidezza e nelle ansie sociali




premessa

Già dalla nascita l’essere umano organizza le proprie esperienze in strutture mentali che hanno il compito di: 

  • Governare l’elaborazione delle informazioni.
  • Generare le rappresentazioni del mondo.
  • Generare condizioni, aspettative e azioni.


Mariarita Renatti - follie
Queste strutture sono chiamate schemi e ciascuno di essi è costituito da un insieme d’idee e convincimenti legati da un filo tematico comune, organizzati in modo gerarchico, che generano interazioni reciproche tra loro. 

In pratica, uno schema è un insieme di credenze e metacognizioni interagenti, che si attivano in risposta a una tipologia comune di stimoli.

L’insieme degli schemi costituisce il sistema cognitivo.


Quando degli individui stanno per entrare in relazione tra loro, in ognuno di essi, nella loro mente, si sono già attivati degli schemi che rappresentano il modello di sé, quello dell’altro e quello della relazione tra sé e l’altro o gli altri: tali schemi sono, infatti, chiamati schemi interpersonali.