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29 dicembre 2015

La paura dell’intimità


Quando una persona si percepisce inadeguata, ha paura. 

Dato che alla percezione del sé sottende sempre una credenza, percepirsi inadeguati significa avere credenze del sé che definiscono se stessi come persone inadeguate.

La paura dell’intimità o l’ansia da prestazionenon sfugge a questa legge. Un aspetto problematico di questo timore, che scaturisce dall’interazione sessuale, o dalla comunicazione interpersonale che sconfina nel personale, troppo personale, è che il percepirsi “difettosi”, oltre a essere alimentata da una credenza d’inadeguatezza, alimenta la formazione di una teoria “naif” sulle cause delle proprie difettosità.

Elena Vichi - nascosta nel silenzio
Infatti, nella timidezza, come nelle altre forme di ansia sociale, il soggetto tende, e si sforza di farlo, di darsi una spiegazione sulle cause e sulla natura del proprio disagio.

Nel caso della paura dell’intimità, gli ansiosi sociali si trovano a viaggiare su una sorta di doppio binario cognitivo, uno che affonda direttamente nei livelli inconsci e che ha a che fare con le credenze originarie del disagio, l’altro che fa riferimento a processi di pensiero cosciente che sono l’espressione dello sforzo di comprensione.


27 dicembre 2015

La paura di soffrire dentro

La sofferenza comporta emozioni forti che nessuno di noi vorrebbe mai provare. Dobbiamo, però, fare i conti con la condizione umana, gli eventi e le circostanze che si verificano nostro malgrado, talvolta, assolutamente estranei alla nostra persona.

Sull’inevitabilità della sofferenza sono già stati scritti fiumi di parole, sia nel campo scientifico, sia in quello artistico. 

Henry Fuseli. The Nightmare
Essenziale, per far fronte alla sofferenza, è l’atteggiamento di accettazione.

Nella vita reale, e in tutte le culture e le epoche storiche, i comportamenti messi in campo per evitare la sofferenza sono particolarmente graditi e praticati.

C’è, però, una linea di confine oltre la quale i comportamenti di evitamento della sofferenza assumono carattere decisamente patologico.

Nelle ansie sociali, l’evitamento della sofferenza, assume i connotati dell’antiscopo. Si evita il raggiungimento di scopi desiderati per evitare che il loro perseguimento possa comportare sofferenza.


15 dicembre 2015

Il rammarico della ruminazione in timidezza e ansia sociale


Analogamente al rimuginìo, la ruminazione è un processo cognitivo che implica pensieri negativi ripetitivi e che, spesso, diventano incontrollabili. 

Anche in questo caso l’uomo rumina perché percepisce dei problemi fondati su eventi negativi passati o sulla condizione emotiva nel presente.

A differenza dal rimuginìo, la ruminazione, però, è rivolta al passato o al momento presente; quindi, differisce sia per contenuto che per struttura formale.

Rene Magritte - memorie di un viaggio
È anche descritta come una categoria di pensieri coscienti e strumentali che ruotano intorno a un tema e che si presentano anche quando non esiste nessun stimolo ambientale.

Nella timidezza e in altre forme di ansia sociale, la ruminazione è, in primo luogo, ripetizione, quasi ossessiva, del ricordo; in secondo luogo, è valutativa delle esperienze trascorse e del sé o degli altri.

Proprio per queste due caratteristiche è un attivatore di ansia ed emozioni anche in modo prolungato.


10 dicembre 2015

La nebulosità del rimuginìo in timidezza e ansie sociali



L’individuo rimugina quando pensa di avere un problema da risolvere nel futuro. Quando quest’attività cognitiva si protrae nel tempo e acquisisce carattere ossessivo e incontrollabile, diventa disfunzionale.

Il rimuginìo si caratterizza per essere un processo cognitivo che consiste in una continua ripetizione di pensieri e, questi, si esprimono nella forma prevalentemente verbale. 

I pensieri del rimuginìo patologico ineriscono l’idea dell’altissima probabilità che si verifichi l’evento temuto, dell’insostenibilità e terribilità di tal evento.

Claudia Venuto - trittico obsession

Il rimuginìo è sempre riferito al futuro, diversamente dalla ruminazione che è un processo cognitivo analogo ma che si riferisce al passato o al presente. 


3 dicembre 2015

Quando un ansioso sociale o una persona timida dice "non mi piaccio"


Gli ansiosi sociali e le persone timide, in quanto tali, inanellano serie consecutive d’insuccessi.

Gli incidenti di percorso capitano a tutti, l’errore è a portata di mano per qualsiasi persona. Tuttavia, l’incidenza e la frequenza degli insuccessi sono decisamente superiori negli ansiosi sociali.

La causa di ciò è dovuta al fatto che essi adottano comportamenti disfunzionali che, a loro volta, sono il risultato di processi cognitivi inquinati da credenze inadeguate, emozioni di paura, sintomi d’ansia, metacredenze

Elisabetta Fontana - Buio dell'anima
L’insieme di questi fattori “inquinanti” costituisce un mix che danno vita al circolo vizioso che alimenta l’ansia sociale.

Talvolta, però, gli insuccessi cui vanno incontro gli individui timidi, sono semplicemente dovuti a fattori contingenti.

Il problema si pone nel momento in cui l’ansioso sociale, nella valutazione dell’esperienza, attiva determinate modalità cognitive

  • Personalizza l’insuccesso conferendo a se stesso come persona, e alle proprie capacità, la colpa dell’esperienza negativa; 
  • Per la valutazione dell’evento, adotta l’astrazione selettiva, per cui vengono ignorati sistematicamente tutti gli elementi contingenti e/o indipendenti dal comportamento del soggetto; 
  • Non prende, nella dovuta considerazione, l’influenza dell’inibizione ansiogena;
  • Valuta in chiave negativa i fattori neutri e, talvolta, anche quelli positivi.