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27 gennaio 2016

Il condizionamento nelle ansie sociali



I condizionamenti sono forme di apprendimento che possiamo spiegare secondo due paradigmi principali: apprendimenti comportamentali e cognitivi. Una volta che un comportamento o una cognizione è appreso, tende a essere ripetuto e rinforzato.

L’apprendimento comportamentale

Detto condizionamento operante, è stato teorizzato da Skinner sulla base dei suoi esperimenti. Sostanzialmente, consiste nel concetto che un determinato comportamento viene ripetuto con maggior assiduità e costanza quando produce vantaggi, effetti benefici o convenienza, per contro, tende a essere evitato se produce danno o risulta non essere conveniente.

Alessio Serpetti - Il Crepuscolo della ragione
La valutazione di convenienza o di vantaggio non ha una collocazione temporale ben precisa, essa dipende dallo stile valutativo del singolo soggetto. 

C’è, però, da dire che nelle ansie sociali l’arco temporale di valutazione prende in considerazione gli effetti relativi al futuro immediato e a escludere, potremmo dire a priori, il medio e lungo periodo.

Ciò è dovuto al fatto che l’ansioso sociale e, quindi, anche la persona timida, tende ad attuare quei comportamenti che abbiano come obiettivo principale l’abbattimento degli stati ansiosi e le emozioni come paura e panico.

19 gennaio 2016

La paura di apparire in timidezza e ansie sociali



Ci sono aspetti cruciali che riscontriamo nei pensieri dell’ansioso sociale, il bisogno di appartenenza a un gruppo o a una comunità e il giudizio etico o morale della propria persona.

Nicoletta Spinelli - La maschera 4 - olio su misto
Mentre nel primo caso il problema dell’apparire si pone come antiscopo finalizzato a evitare di fare emergere o rendere visibili agli altri proprie presunte inadeguatezze, nel secondo è centrale il sentimento dellavergogna per non essere corrispondente a un sé desiderato e idealizzato.

Tutti noi adottiamo dei coping (strategie comportamentali per fronteggiare le situazioni) per farci accettare, per ottenere riconoscimenti e ruoli sociali; tentiamo cioè di esaltare le nostre qualità positive cercando di apparire positivamente e appetibili.

Nella normalità tali comportamenti sono finalizzati allo scopo di essere accettati o considerati, negli ansiosi sociali, nei timidi, sono finalizzati a evitare il giudizio negativo degli altri.

Questa differenza può apparire insignificante, ma è invece sostanziale. 

Infatti, nella normalità, lo scopo è l’accettazione, nell’ansia sociale lo scopo è l’antiscopo, cioè l’evitamento dell’apparire in modo negativo. 

Per chiarire meglio questo concetto farò un esempio.
Alberto, che vuole conquistare il cuore di Carla, si fa bello, cura il proprio aspetto, assume comportamenti ora da macho, ora gentili, cercando di dosarli al meglio, cerca di mostrarsi efficiente, efficace e abile. Michele, che vorrebbe conquistare il cuore di Angela, si preoccupa di non fare brutte figure, evita di esporsi perché teme di apparire come un fallito, un incapace e, giacché fondamentalmente si percepisce inadeguato, evita di esporsi perché si vergogna di essere ciò che pensa di sé.

17 gennaio 2016

La procrastinazione



Molto comune tra le persone timide e gli ansiosi sociali, in generale, la procrastinazione si manifesta con molteplici funzioni strettamente correlate: è uno stile metacognitivo, una forma di evitamento cognitivo, un comportamento evitante.

Come stile metacognitivo potremmo dire che nasce dall’assunzione che è meglio rinviare ogni decisione o scelta quando non c’è certezza di un risultato positivo oppure quando un buon esito può generare un vuoto di modelli cognitivi.

Qui l’intolleranza dell’incertezza può essere considerata come la chiave di lettura della strategia procrastinatrice, ma con diverse “venature”.

Luigi Zizzari - procrastino
Mentre la mancanza di certezza di un risultato positivo apre la strada ai pensieri catastrofici, il timore di un vuoto di modelli cognitivi attinge in modo più diretto a credenze di base inerenti l’idea d’inadeguatezza. Quest’ultimo aspetto è particolarmente sentito anche nei casi di resistenza al cambiamento che si verifica durante la psicoterapia.

Se la mancanza di certezza risponde a una logica dicotomica e a un ristretto ventaglio di opzioni interpretative, il vuoto cognitivo pone, il soggetto ansioso, di fronte al problema di una forte carenza di abilità nel problem solving e al timore di una mancanza di riferimenti.

Qualche esempio lo possiamo individuare in un pensiero del tipo: “se risolvo questo problema, dopo sarò costretto a dimostrare la mia abilità”.


4 gennaio 2016

La carenza di problem solving in timidezza e ansie sociali



Tra gli aspetti che producono maggior nocumento nella vita pratica dei timidi e degli altri ansiosi sociali c’è l’inconcludenza dei pensieri e dei comportamenti finalizzati al raggiungimento degli scopi.

Questa improduttività o inefficacia è da ricondurre alla mancata attivazione della modalità del problem solving.

Purtroppo, l’ansioso sociale mostra anche una mancanza di cognizione cosciente della sua difficoltà nel disporsi mentalmente in tale modalità produttiva.

Anna E Il Verdementa - Non guardare
La dominanza del pensare negativo, che permea e caratterizza anche le principali attività metacognitive della ruminazione e del rimuginìo, distrae le capacità attentive e di elaborazione della conoscenza, verso il rammarico, l’autocritica negativa, la previsione negativa, la preoccupazione. 

In breve, verso il restar bloccati in una condizione di stallo permanente che staziona il pensiero sull’idea dell’avere un problema senza provare la sua soluzione.

Tra i comportamenti tipici che caratterizzano l’assenza o la carenza nel disporsi in modalità di problem solving possiamo indicare la procrastinazione, l’abbandono dell’attività, la programmazione di obiettivi oggettivamente non raggiungibili, o di stampo prettamente generico, oppure di natura puramente idealistica.