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9 agosto 2018

Quando la metacognizione diventa una trappola per la persona timida


“Non faccio che pensare e ripensare a quel momento, come ho potuto agire così?”; “vorrei aumentare la mia autostima, ma credo che il modo migliore sia trovare la causa”; “quando sono con gli altri, non faccio altro che rimuginare su come io mi stia comportando, se mi sto comportando bene”; ” In mezzo agli altri mi chiedo sempre se alle persone presenti interessa davvero che io ci sia”; “Sbaglio dopo sbaglio cercare di capire perché sono così sbagliata/o, cosa c'è di così sbagliato in me”.

Esempi di processi metacognitivi in atto che, come puoi aver compreso, sono un’attività di pensiero. 


I metapensieri ineriscono alle sensazioni interne, agli stessi nostri pensieri, preoccupazioni che abbiamo, alle paure che proviamo, ai comportamenti verbali e non verbali che abbiamo posto in essere o a quelli che potrebbero verificarsi. In pratica un metapensiero medita su ciò che produce la nostra mente sia in termini cognitivi che comportamentali.

La metacognizione è, dunque, una capacità frutto del più affascinante aspetto dell’evoluzione della nostra specie e, in particolare, della neocorteccia del nostro cervello.

Essa ci permette di valutare i nostri proponimenti, di elaborare piani cognitivi articolati anche con pensiero astratto e piani comportamentali, sulla base delle nostre esperienze.