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13 novembre 2017

Quando l’autostima si abbassa


Nella maggior parte dei casi, la persona timida fa i conti con la bassa autostima. Con il sommarsi degli insuccessi nelle interazioni sociali, l’ansioso sociale comincia a focalizzare l’attenzione su sé stesso con insistenza  nel tentativo di individuare le cause della propria problematicità al fine di giungere a una soluzione.



Loic Allemand - n.t
Questi tentativi “naif”, come li chiamano diversi studiosi, sono caratterizzati da attività di pensiero emotivo, cioè, da processi cognitivi che tendono a leggere gli eventi, le situazioni, i comportamenti propri e altrui, conferendogli sensi e significati che, anziché essere interpretazioni oggettive della realtà, sono elaborazioni mentali che subiscono il forte influsso degli stati umorali ed emotivi. Il risultato è una interpretazione non aderente all’effettivo stato delle cose.

Sappiamo che alla base della timidezza vi è un insieme di schemi cognitivi formatesi intorno a credenze disfunzionali che ineriscono la definizione del sé, degli altri e del mondo inteso come consesso sociale.



6 novembre 2017

I piani per la gestione dei temi di vita


Ai temi di vita corrispondono i piani di vita. Tale corrispondenza comincia a formarsi sin dall’infanzia quando il bambino si trova a dover gestire i temi dolorosi. 

I piani di vita, in sé, non hanno valenza negativa o positiva, essi sono strategie di autoregolazione cognitiva. La loro disfunzionalità si verifica allorquando finiscono col diventare degli antiscopo, cioè, quando sono applicati in maniera rigida a nocumento di scopi e obiettivi, impedendone il raggiungimento.

Giorgio Brunacci - s.t
Nella normalità, i piani di vita sono flessibili, si modificano con le esperienze di vita e, quindi, sono capaci di intercettare le alternative e senza subire le forti limitazioni derivanti da rigide associazioni ai temi di vita.

Nella timidezza, e nelle altre forme di ansia sociale, il piano di vita è rigidamente vincolato al tema doloroso e questo non permette l’apprendimento o la creazione di nuovi piani.

In tal modo il piano di vita resta prigioniero dei contesti storici originari e, pertanto, senza evolversi e/o adeguarsi ai nuovi contesti temporali, alle nuove conoscenze acquisite alla coscienza, alle autonomie raggiunte con l’avanzare dell’età, eccetera.


4 novembre 2017

I temi di vita in timidezza e ansie sociali


Per temi di vita s’intendono quei processi cognitivi che la mente elabora sulla scorta delle fragilità emotive personali. Sono, dunque, l’espressione di vulnerabilità emotiva.

Sassaroli e altri ritengono che questa vulnerabilità si manifesti, sostanzialmente, attraverso la tendenza a focalizzare l’attenzione su stimoli vissuti con ansia e stati emotivi di pericolo.

Annette Schmucker - senza titolo 
Sappiamo che la focalizzazione attentiva ha ragion d’essere qualora vi siano attività cognitive e processi valutativi che operano sulla base dell’attivazione di credenze e meta credenze disfunzionali.

Faccio spesso notare come le credenze di base disfunzionali, all’origine delle ansie sociali, quindi anche della timidezza, vertono su definizioni del sé che descrivono la propria persona in termini di inabilità a interagire socialmente, incapacità nel far fronte a determinate situazioni o eventi con efficacia, non meritevolezza d’amore, difettosità innata e/o inferiorità; e su definizioni degli altri o del mondo come fonte di pericolo e minaccia.


23 ottobre 2017

Aspettative e delusione nella timidezza – Seconda parte



SECONDA PARTE


Dato il carattere ansioso dell’attaccamento, la persona timida, sia che abbia una organizzazione cognitiva di tipo depressiva, fobica o semplicemente ansiosa, avverte la necessità di controllo


Andy Beck - s.t.
Quest’ultima, nell'ottica delle aspettative, ha come scopo quella di verificare l’effettiva corrispondenza delle interazioni interpersonali alle proprie aspettative. 

A dire il vero, si trasforma nell’ossessiva ricerca del pelo nell’uovo.

Più che altro, le persone timide, così come gli altri ansiosi sociali, operano delle continue messe alla prova dell’altro/a; è una sorta di controllo mentale ed emotivo sul partner.

Così come le stiamo guardando, le aspettative riposte nell’altro/a fanno riferimento a costrutti propri che non tengono in alcuna considerazione le diversità individuali e, pertanto, l’idea che i modelli operativi dell’altro/a possano non coincidere o essere totalmente difformi da quelli presi in considerazione dall’individuo timido. In pratica tali aspettative non tengono conto della variabilità e l’ampia tipologia dei comportamenti umani.


20 ottobre 2017

Aspettative e delusione nella timidezza – Prima parte


PRIMA PARTE

Quando parliamo di timidezza ci riferiamo a un disagio che si dimostra assai complesso e variegato, spesso sorretto da più temi di vita (elaborazioni mentali incentrate sulle personali vulnerabilità emotive, a esempio, i temi dell’ insicurezza, dell’inadeguatezza, del disamore, dell’indegnità, della difettosità di nascita, eccetera), complessità che in tanti casi potrebbe anche far pensare alla presenza di comorbilità. 

Anna Maria Lucarini - attesa delusa
Nella timidezza si intrecciano componenti depressive, fobiche, ansiose, anche se tali fattori non vanno a costituire patologie vere e proprie.

La timidezza è sempre riferita agli altri, cioè, all’interazione con essi. Nelle relazioni più ravvicinate, come quelle amicali o di coppia, entrano in gioco le aspettative e, correlate a queste, i temi della delusione, della perdita, del rifiuto.

Ma facciamo qualche passo indietro per comprendere da dove si originano le aspettative relazionali.

Per far fronte ai propri bisogni, sin dai primi giorni di vita, il neonato ripone delle attese nei confronti di colui o coloro che lo accudiscono e, dal modo in cui il genitore (soprattutto la madre) risponde alle sue richieste di assistenza e cura, il bimbo sviluppa degli stili di attaccamento, credenze sia su sé stesso, sia sul caregiver (accudente).