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23 marzo 2017

I pensieri automatici nelle ansie sociali


L’essere umano tende ad avere un insieme di pensieri abituali le cui varie tipologie si presentano, e ripresentano, in corrispondenza di determinati stimoli a cui devono rispondere. 

Quando tali pensieri si presentano alla mente, per lunghi periodi di tempo, con continuità, persistenza e fissazione tematica, acquisiscono carattere di automaticità.
Gisella Mura - Io, inconscio, subconscio...pr...

Il carattere automatico di un pensiero, fa sì che esso si svolge senza un processo razionale di valutazione e, dunque, senza presentarsi allo stato cosciente. Possiamo paragonare i pensieri automatici alle routine utilizzate dai programmatori di computer. Si attivano senza che la mente debba svolgere una attività di elaborazione e vengono alla mente con grande rapidità.

A quel punto, entrano a far parte dei processi di valutazione automatica

Pur non essendo propriamente inconsci, i pensieri automatici sfuggono all’attenzione della coscienza, ma sono lì, tangenti ad essa. Non a caso si tratta di pensieri che l’essere umano difficilmente ricorda di aver pensato, ma li può raggiungere e ricordare con un finalizzato lavoro di concentrazione.


14 marzo 2017

Le metacognizioni nelle ansie sociali


Nel mondo dei pensieri strutturali, a metà strada tra lo stato cosciente e quello inconscio, oltre alle credenze intermedie, si sviluppano anche forme di pensiero che pensano su ciò che si pensa: si tratta delle metacognizioni. 

Già da questa prima definizione si comprende che hanno caratteristiche peculiari:

Da.De. - La fatica dell'essere
  • Organizzano e analizzano i propri pensieri.
  • Determinano le strategie e gli stili del pensare come modalità per la soluzione dei problemi.
  • Valutano utilità e danno delle metacognizioni stesse e, dunque, della validità al loro ricorso.


Possiamo descrivere le metacognizioni come un insieme di pensieri che costituiscono un livello “sublimato” di cognizioni, un apparato sovraordinato deputato alla gestione dei flussi di pensiero.

Nelle forme di ansia sociale, quindi, anche nella timidezza, la persona è cosciente fino a un certo punto di questa sua attività mentale. In effetti, egli non ha una reale consapevolezza della funzione che svolgono tali tipologie di pensiero. Più che altro, le adotta come in un processo automatico.

Le metacognizioni non sono processi innati di valutazione, tuttavia, va comunque considerato che molte di queste forme di pensiero diventano routine nelle attività mentali dell’ansioso sociale. Più che altro esse si trasformano in processi di valutazione automatica per apprendimento e reiterazione.

7 marzo 2017

Le credenze intermedie socialmente apprese

Nel precedente articolo abbiamo visto le credenze intermedie che l’individuo costruisce da sé come conseguenza delle proprie credenze di base. 

Ci sono altri tipi di credenze intermedie che generalmente sono apprese nell’ambiente in cui si cresce, si vive o ci si rapporta.

Simonetta Massironi - forma pensiero
Si tratta di precetti familiari, assunzioni imperanti in famiglia o nel gruppo di riferimento, leitmotiv acquisite anche per altre vie comunicative, motti di gruppo, precetti di carattere religioso spesso espressi in termini di divieti morali assoluti, miti cui sono erroneamente conferite validità logiche, molti dei detti oggi considerati frutto della saggezza popolare ma che sono vere e proprie trappole cognitive.

Queste credenze socialmente acquisite tendono molto a far leva sul senso di colpevolezza, sulla disdicevolezza di determinati comportamenti, sul valore prioritario del giudizio altrui, sull’obbligo di non manifestazione di emozioni, sentimenti e idee, sull’obbligo di avere comportamenti validati dagli ambienti sociali in cui si fa riferimento.

28 febbraio 2017

Le credenze intermedie: quelle auto strutturate


A metà strada tra il livello inconscio e quello cosciente, trovano spazio diverse tipologie di pensieri strutturali, tra queste, le credenze intermedie.

Si tratta di credenze regolanti, cioè, che stabiliscono stili comportamentali e di approccio ai problemi, agli eventi, alle situazioni.

Le credenze regolanti sono sottoposte alla priorità di congruenza con le credenze di base a cui sottostanno in termini gerarchici. 

Da quest’ottica, esse devono ispirare i comportamenti fisici e mentali in modo coerente e funzionale alle definizioni del sé e degli altri. In un certo senso, sono norme attuative e, allo stesso tempo, strategiche.


Gio Ross - I timidi ai dolmen
Una tipologia è data dalle credenze condizionali, le quali, stabiliscono condizioni che riguardano il comportamento, sia fisico che mentale, cui l’individuo deve attenersi per evitare di subire un danno psicologico, etico o fisico, oppure per raggiungere gli scopi.

Sono pensieri verbali caratterizzati da una parte che contiene la condizione e da un’altra parte che contiene il premio o la punizione cioè, la conseguenza. Gli elementi verbali, talvolta sottintesi, che collegano le due frazioni sono del tipo: “se … allora”; “devo … altrimenti”; “o … oppure”.


20 febbraio 2017

L’organizzazione dei pensieri strutturali


Nei precedenti articoli abbiamo visto che le credenze di base sono definizioni del sé, degli altri e del mondo; che hanno la funzione di informare la mente quando deve svolgere le sue attività elaborative di interpretazione, valutazione, previsione e decisione; che fa tale funzione per mezzo di modelli interpretativi della realtà; che tali modelli non sempre sono interpretazioni della realtà oggettiva e in tal caso non sono aderenti al reale.

A ciò aggiungiamo che le credenze, in effetti, sono pensieri che hanno la caratteristica di essere “strutturali” del sistema cognitivo di base che ci permette di ragionare sulle cose in modo agevole, organico e funzionale.

Viene da domandarsi cosa sia la mente, a tale quesito preferisco rispondere ricorrendo alla descrizione che ne fanno i neurobiologi Maturana e Varela nella loro teoria enattiva (o dell'autopoiesi) in cui definiscono la mente come un insieme di relazioni di relazioni, di interazioni tra relazioni "derivate" di fenomeni fisici nelle nostre strutture cerebrali, la cui complessità è tale da non poterli più definire come fenomeni "fisici" perché vanno oltre la semplice fisicità, perché capaci di astrazione, sono qualcosa d'altro, per l'appunto, "mentali".