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20 giugno 2017

L’auto regolazione cognitiva ed emotiva in timidezza e ansie sociali


Nei disagi e disturbi d’ansia sociale, assumono importanza fondamentale tutti quei processi mentali che confermano e rinforzano gli schemi cognitivi

Infatti, le credenze di base, così come tutti i pensieri strutturali, continuano a persistere e a influenzare i modi del pensare, per mezzo di strategie cognitive disfunzionali adottate dai soggetti sofferenti.

Edward Hopper - senza titolo
Tali strategie sono il risultato di scelte cognitive volontarie in cui, quindi, si manifesta l’esercizio del libero arbitrio. Si tratta dell’autoregolazione. 

Questa è un processo di automonitoraggio e autocorrezione che riguarda il proprio funzionamento mentale e che ha la funzione del raggiungimento di uno scopo.

I processi di autoregolazione possono esprimersi a livelli e con modalità diverse. La modalità di cui tratterò in questo articolo è la regolazione cognitiva.


6 giugno 2017

La timidezza e il paragone con gli altri


La timidezza caratterizza comportamenti e valutazioni. A fare la parte del leone sono l’inibizione ansiogena, l’emozione della paura, il percepirsi inadeguati.

Questi fattori che influenzano le scelte comportamentali favoriscono l’accumularsi degli insuccessi relazionali e/o dell’evitamento dell’interazione sociale.

Aniello Saravo - essere e apparire
Quando una persona timida fa un bilancio sulle proprie capacità relazionali considera l’evitamento un insuccesso, o per meglio, un fallimento. Dunque, insuccesso ed evitamento vengono posti sullo stesso piano, nonostante le loro chiare differenze formali, sostanziali ed eziologiche. 

Il sommarsi degli insuccessi rendono ancor più pregnante la propria percezione d’inadeguatezza e più pressante i propri stili di autoregolazione cognitiva ed emotiva.

L’individuo timido sente un profondo bisogno di controllo. Controlla sé stesso e gli altri, ma anche quando quest’operazione è rivolta all’esterno, nella maggior parte dei casi, è comunque autocontrollo, spesso, è autoverifica.


30 maggio 2017

La timidezza e il sentirsi al centro dell’attenzione


Tina quando deve mangiare nella mensa dell’Università si sente tutti gli occhi addosso, comincia a sentirsi goffa, impacciata, ridicola, stupida. Alberto quando dice qualcosa tra amici o anche in un generico gruppo di persone, si sente come al centro di un’arena. Serena e Mario evitano qualsiasi tipo di comportamento per il terrore di sentirsi al centro dell’attenzione altrui. Alessia e Michele, quando vanno in discoteca, se ne stanno in un cantuccio perché se dovessero mettersi a ballare si sentirebbero come delle prime dive in negativo.

Laslo Iera - vergogna
Le persone timide temono gli sguardi indiscreti degli altri. 

Spesso si sentono osservate ovunque e qualsiasi cosa facciano.

È come esporre la propria nudità a un pubblico vorace in cui ogni spettatore è munito di una cassetta di pomodori marci, smanioso di spiaccicarli sulle fattezze carnose della vittima di turno.

La timidezza è, spesso, definita come un disagio sociale che si manifesta quando ci si sente sottoposti al giudizio altrui.

Sentire di essere al centro dell’attenzione è come sostenere un duro esame il cui esito negativo è dato per scontato; equivale a sentirsi alla mercé degli altri.

Gli altri fanno paura nella misura in cui assumono il ruolo di giudice, fanno valutazioni meritocratiche, decidono sulle qualità negative dell’osservato.


23 maggio 2017

Rimuginìo, quanto mi costi!


Tra le persone timide e gli ansiosi sociali in generale, circolano diverse metacredenze che riguardano il rimuginìo e la ruminazione. Queste metacredenze conferiscono a tali strategie del pensare sia valore di utilità che di danno.

Ma cosa intendiamo con rimuginìo e ruminazione? 

Chierici Simonetta - labirinto
Ambedue sono strategie di auto regolazione cognitiva, attività persistenti di flussi o catene di pensiero che insistono sullo stesso tema e che, nelle ansie sociali o nei disturbi dell’umore, possono durare ore o anche giorni. 

Mentre il rimuginìo è rivolto a ciò che potrà accadere di lì a poco, nel futuro, o riguardante giudizi negativi su di sé o sugli altri, la ruminazione è rivolta al passato o al presente.

Ambedue implicano la critica a sé stessi oppure agli altri, sentimenti di inadeguatezza, di fallimento.

9 maggio 2017

Timidezza e dolore di non appartenenza


La timidezza è una condizione di disagio sociale di natura cognitiva che sussiste nelle situazioni di interazione interpersonale o che le presuppongono.

Edvard Munch -  Ashes
Dunque, la timidezza si esplicita con la difficoltà del soggetto a interagire con le persone, a inserirsi nei contesti sociali di vario genere, nei gruppi, nell’instaurazione di rapporti amichevoli o di coppia.


La timidezza si sviluppa quando la mente forma, e memorizza, cognizioni di base riguardanti rappresentazioni negative del sé. 

Si tratta di rappresentazioni che definiscono il sé in merito a quattro aree tematiche:


  • Essere, o meno, capace di fronteggiare eventi e situazioni con efficacia.
  • Avere, o no, le giuste abilità nel comunicare e relazionarsi con gli altri.
  • Suscitare, o meno, giudizi o sentimenti di amabilità, accettabilità, interesse come persona.
  • Essere biologicamente, neurologicamente o fisicamente normali o difettosi per nascita.