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8 agosto 2017

Il non accettarsi nella timidezza


Quando la persona timida conferisce a sé stessa la causa e/o la colpa delle proprie sofferenze si auto rigetta, non si accetta, se potesse, si ripudierebbe.

C’è da dire che attribuirsi delle colpe non significa averne, anzi, generalmente, il soggetto timido, e l’ansioso sociale in generale, tende ad ascrivere a sé, colpe e fattori causali della propria infelicità.

Mariarita Renatti - lana nera
Non si accetta il proprio corpo, il carattere personale, l’identità che si ritiene di avere, certi tratti caratteristici della propria personalità, l’indole che si ha.

“Mi faccio schifo, sono incapace di relazionarmi con le persone”; “faccio pena per questa mia nullità”; “che squallido/a che sono, non mi riesce di far nulla di buono”; “sono ridicolo/a, qualunque cosa faccio mi viene storta”; “non c’è cosa in cui riesco, sono da buttar via”; “sono repellente, perché mai gli altri dovrebbero prestarmi attenzione?”; “Sono completamente sbagliata/o”; “ho un carattere schifoso”.

La quantità di frasi auto accusatorie del genere è incredibilmente vasta; gli aspetti e le qualità personali che si pongono sotto accusa sono proprio tante.

La non accettazione del sé parte, dunque, da valutazioni e giudizi negativi sulla propria persona.

3 agosto 2017

Nella timidezza non si riesce a essere se stessi


“Non ce la faccio a esprimermi”; “non riesco a essere me stessa”; “non sono mai me stesso”; “finisco sempre per recitare una parte”; “alla fine non mi comporto come vorrei”; “non sono capace di essere come sono nella realtà”.

Ti è mai capitato di dire o pensare frasi come queste? È uno degli inghippi “standard” della timidezza: non riuscire a manifestare la propria persona, la propria personalità, l’indole interiore, l’io ideale.

La persona timida è fortemente condizionata dalla propria timidezza e, dunque, da quell’insieme di schemi cognitivi che la sottendono.


Stefano Musso - profondo abisso
Non si riesce a essere se stessi perché subentrano i pensieri automatici negativi che ora ci dicono che siamo inadeguati, ora che già prevedono che le cose andranno a finire male, con un bel fiasco; ma anche perché poi si è presi nella morsa delle emozioni negative, quelle paure che si manifestano in molti modi: paura del giudizio altrui, timore dell’insuccesso e del fallimento, paura di fare brutta figura, timore di essere rifiutati, paura di non riuscire, timore di non essere all’altezza, paura di essere oggetto di sberleffi, timore di perdere amori o amicizie, paura della solitudine, dell’esclusione sociale, paura della non appartenenza.


27 luglio 2017

Quando non si sta bene con sé stessi


Quante volte sento dire frasi come queste: “non sto bene con me stessa”; “non ho un buon rapporto con me stesso”; “mi odio”; “mi faccio schifo”; “non mi piaccio”.

È indubbio che quando una persona timida non sta bene con sé stessa, significa che non riesce ad accettarsi.

Vincenzo Pinto - Bianche, grosse e forti onde, sono le emozioni,
che a ritmo incostante ed incessante, bagnano la nostra vita.
Dietro questa non accettazione ci sono cognizioni del sé che non corrispondono a quelle desiderate, o a cui si aspira. 

Una non corrispondenza che sorge dall’auto osservazione e dall’auto valutazione, riguardante la discrepanza tra il sé percepito e quello ideale.

In tali situazioni entrano in gioco anche altri fattori come lo scopo “doverizzato” di raggiungere standard elevati, tanto da essere irraggiungibili; la tendenza al perfezionismo; il disagio che si vive nella difficoltà nel vivere i rapporti interpersonali; il sommarsi degli insuccessi nelle interazioni sociali.

19 luglio 2017

Timidezza o fobia sociale?


Timidezza e fobia sociale hanno in comune le medesime tipologie di cognizioni di base, gli stessi stili metacognitivi e anche i medesimi tipi di comportamento.

Tuttavia, nella timidezza non si raggiungono i livelli di intensità e radicalità che si riscontrano, invece, nella fobia sociale.

Ambedue sono da annoverare nella categoria dell’ansia sociale, ma mentre la prima è da considerare un tratto caratteriale da ascrivere nella normalità, nella seconda insistono fattori che la rendono una patologia.




A dire il vero, stabilire un netto confine tra timidezza e fobia sociale è piuttosto difficile proprio perché le caratteristiche dell’una sfociano in quella dell’altra fino a confondersi.


14 luglio 2017

Quando il timido dice: gli altri mi evitano


Quello dell’appartenenza è un bisogno primario dell’essere umano ed è anche uno dei grandi problemi che generano sofferenza nelle persone timide tanto, che possiamo parlare di dolore della non appartenenza.

Benché ciascuno di noi ha la propria individualità e personali obiettivi, non possiamo fare a meno di affermare anche la nostra identità sociale in quanto animale gregario; in ciò, il senso di appartenenza (a una coppia, a una famiglia, a un gruppo, a un consesso, a una categoria sociale ecc.) è un ingrediente che ci permette di sentirci sociali. 

Edvard Munch - The Day After
Le persone aspirano ad appartenere a una entità plurima di individui e, perciò, adottano strategie e tattiche comportamentali per farsi accettare come membri dell’aggregazione cui tendono.

Le persone timide anche se apparentemente possono apparire troppo riservate, evitanti, snob, persino asociali, aspirano profondamente a vivere la condizione di appartenenza.

Infatti, mentre l’asociale è oggettivamente disinteressato, in modo più o meno assoluto, agli interessi, alle aspirazioni e alla vita altrui e comunitaria, e perciò si distacca dalla vita sociale e preferisce non interagire, l’ansioso sociale si ritrova ad essere separato non per volontà propria, ma per condizione indotta.