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19 maggio 2016

La dipendenza da comportamenti e metacognizioni disfunzionali nella timidezza



In genere, quando si parla di dipendenza, si pensa a quella da stupefacenti, alcol, gioco, eccetera. Esiste, però, una forma che è molto più subdola perché legata a comportamenti e modi di pensare abituali e perché, questi, difficilmente sono visti dalla prospettiva della dipendenza. 

In questi casi, i soggetti diventano dipendenti per via dell’abitudinarietà e/o dell’automaticità dei comportamenti e di certi modi del pensare.

Lucia Schettino - My drop. My dream
La dipendenza da un comportamento abituale o da uno stile del pensare è, in realtà, un fatto comune a tutte le persone. Se pensiamo, ad esempio, al carattere, che possiamo definire come l’insieme dei comportamenti abituali che caratterizzano una persona, non possiamo non considerare come l’individuo sia da questo fortemente dipendente: è davvero difficile comportarsi rinnegando il proprio carattere. 

Nelle ansie sociali, purtroppo, la dipendenza dai comportamenti automatici diventa una condanna alla sofferenza.


10 maggio 2016

L’essere asociale nell’ansia sociale


Nelle ansie sociali utilizziamo il termine “asociale” in modo improprio, nel senso che tale parola afferisce a un individuo insensibile ai fatti, ai problemi e alla vita sociale, non interessato per nulla alla socialità.

La persona afflitta da ansia sociale, invece, aspira a una socialità piena, soffre per il senso di non appartenenza o nel percepire se stessa come appartenente in modo precario. Il suo problema, sta nella difficoltà che incontra nell’interagire con gli altri. 

Lucia Schettino - La caduta delle mie forze
I suoi tentativi di relazionarsi si risolvono, generalmente, in un insuccesso dovuto all’adozione di comportamenti non funzionali al relazionamento sociale, oppure al condizionamento dovuto all’ inibizione ansiogena.

In questo modo, la persona timida, accumula sequenze anche consecutive d’insuccessi, e ciò produce sentimenti negativi, dolore per la non appartenenza, l’idea di un sé come fallito o incapace, l’idea degli altri come indisponibili e respingenti.

2 maggio 2016

La formazione delle credenze nelle ansie sociali - II parte



SECONDA PARTE 


Una credenza continuamente rinforzata diventa rigida e sempre più resistente al cambiamento. A una maggiore rigidità di una credenza corrisponde una sempre minore aderenza alla realtà e, quindi, a una sua maggiore disfunzionalità.

Un sistema cognitivo che possa fronteggiare gli eventi con efficacia e raggiungere gli scopi, deve necessariamente essere flessibile, capace di adattarsi al mutare delle condizioni, di aggiornarsi e modificarsi, per avere una sempre maggiore capacità di individuare una pluralità d’interpretazioni e soluzioni. Questo è ciò che accade nella normalità.

Dato che le credenze di base si formano ben prima dell’adolescenza, l’infante o fanciullo/a si trova ad avere scarse capacità di invalidare la traduzione in chiave negativa delle esperienze che vive. 

Paul Klee - Tappeto del ricordo
Ciò perché il cervello non ha ancora raggiunto quel livello di sviluppo che gli permette di sviluppare un pensiero astratto compiuto e un’analisi dialettica degli eventi. In pratica, non è nelle condizioni di potersi difendere dalle cognizioni inadeguate

Per una sintetica descrizione delle fasi evolutive del cervello umano nei primi dodici anni di vita ti rinvio al mio articolo “Bambini e timidezza - parte prima”.


26 aprile 2016

La formazione delle credenze nelle ansie sociali - I parte



PRIMA PARTE


Per raggiungere i propri scopi, fronteggiare gli eventi, comprendere, dare senso e significato agli stimoli che pervengono alla nostra attenzione e ai nostri sensi, la mente umana si organizza formando un archivio di descrizioni e definizioni della realtà.

Si tratta di un processo che inizia sin dalla nascita (alcuni ipotizzano che possa cominciare già nel ventre materno). Si ritiene che i primissimi anni di vita siano sufficienti per la formazione di una struttura di base del sistema cognitivo.

In questo modo la mente archivia, in memoria, dati di conoscenze di base che poi utilizza in tutte le sue attività elaborative per:


Roberta Cavalleri - suspended reality

  • Interpretare e valutare le esperienze, le situazioni, gli eventi, gli stimoli interni, le cose;
  • Valutare le risorse disponibili, proprie ed esterne, per gestire al meglio, situazioni e attività;
  • Valutare i possibili scenari che possono verificarsi in funzione delle scelte ipotizzate;
  • Decidere i comportamenti ritenuti più appropriati per gestire efficacemente le esperienze.


Questi dati di conoscenza, in pratica, sono dei modelli di riferimento interpretativi di sé, degli altri, del mondo. Sono le cosiddette credenze.

Queste si dispongono a diversi livelli di coscienza e gerarchie che ne caratterizzano le funzioni. Quelle di base sono, per lo più, inconsce.


19 aprile 2016

Sesso e timidezza



In molte forme di timidezza la sessualità è motivo d’ansia perché tocca diversi tipi di timore: di una cattiva prestazione, di un’inadeguatezza fisica, di un’inabilità comportamentale, di un’incapacità al soddisfacimento del/la partner, di un blocco fisiologico.

La timidezza è un disagio sociale di natura cognitiva ed esiste solo in virtù dell’interazione interpersonale. Fuori da quest’ambito non esiste. 

Egon Schiele - l'abbraccio
È proprio questa sua natura cognitiva a generare i problemi che stanno alla base dell’ansia da prestazione, dell’ansia da relazione o dell’ansia darapporto sessuale.

A farla da padrone è l’idea d’inadeguatezza che la persona timida ha di se stessa e, in certi casi, di una generica idea d’indisponibilità dell’altro/a.