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24 agosto 2016

Sentirsi inferiore


A molte persone timide capita una particolare sensazione di inadeguatezza. In genere lo spiegano con frasi del tipo: “Mi sento inferiore agli altri”, “non sono all’altezza”, “non sono in grado di confrontarmi con gli altri”, “loro sono migliori di me”, “non sto allo stesso livello degli altri”, “lei/lui è superiore a me”, “non sono in grado di competere”, “tutti fanno le cose meglio di me”.

L’idea d’inferiorità si manifesta, fondamentalmente, nel momento in cui l’ansioso sociale si raffronta con gli altri. 

Papetti Alissandro – Rittrato
Misura le proprie performance e i suoi comportamenti avendo, come metro di misura, persone che considera vincenti nel campo d’azione preso in esame. 

Inoltre, a monte, c’è il raffronto tra quel che si vorrebbe essere e fare e la sua realtà comportamentale ed emotiva.

In questi casi, l’individuo timido adotta una logica indagatrice viziata da distorsioni cognitive come, ad esempio, l’astrazione selettiva e l’inferenza arbitraria. 

In pratica, tende ad ignorare del tutto, sia i condizionamenti emotivi cui è sottoposto, sia i fattori contingenti presenti o verificatesi prima e durante l’esperienza, sia le problematicità oggettive insite nella tipologia stessa dell’esperienza.

Questa auto percezione di inferiorità può collegarsi a una credenza di base, in maniera diretta, così come può anche esserne l’espressione di una sottostante; ad esempio, può essere riferita a una idea di difettosità innata, o a una di incapacità acquisita o strutturale, oppure a un’idea di sé come fallita/o.


16 agosto 2016

Disprezzo e disistima di sé nelle ansie sociali


Le persone timide non amano sé stesse, anzi, sono piuttosto cattive nel giudicarsi, nel considerarsi, nel valutare i propri insuccessi. E questo è vero per tutti gli ansiosi sociali, persino per coloro che tendono a scaricare le colpe della propria labile appartenenza sociale sugli altri e la società.

Nella timidezza, difficilmente possiamo riscontrare compassione, conforto, comprensione e accettazione del sé. 
Nelle fobie sociali e nel disturbo evitante della personalità, tali riscontri sono pressoché impossibili.

Voglio qui precisare che mi sto riferendo al giudizio di sé che l’ansioso sociale ha in relazione alla sua vita sociale. Infatti, un ansioso sociale può tranquillamente anche essere un genio delle scienze, sapere di esserlo e valutarsi come tale: il suo problema è con gli altri.


L’ansia sociale esiste soltanto se è riferita all’insieme dei contesti d’interazione che presuppongono il rapporto con gli altri o implicano la possibilità, reale o presunta, di un loro giudizio, diretto o indiretto.

10 agosto 2016

L’attenzione selettiva nelle ansie sociali


Detto in modo sintetico e generale, l’attenzione selettiva è il selezionare solo alcuni stimoli, esterni o interni, ignorandone il resto.

Più in particolare, e in relazione alle ansie sociali, per attenzione selettiva si intende il dirigere e concentrare la propria attività cognitiva su un paniere assai ristretto di elaborazioni, interpretazioni, valutazioni e ipotesi, tali da escludere, o non considerare significativi, tutti gli altri, soprattutto se non compatibili con le proprie credenze di base disfunzionali o con i conseguenti presupposti valutativi abituali automatici.

Luigi Zizzari - attenzione selettiva ansiosa
Si tratta, dunque, di una attività cognitiva che focalizza l’osservazione e la valutazione in un campo di indagine assai circoscritto.

Se nella normalità l’attenzione selettiva è utile nella soluzione di un problema, a un’indagine conoscitiva specialistica, per ottenere buone performance, nelle ansie sociali, una tale limitazione di campo, sfocia nelle astrazioni selettive, in inferenze arbitrarie, in generalizzazioni esasperate, in ragionamenti dicotomici e in altre distorsioni cognitive.


4 agosto 2016

L’apatia nelle ansie sociali


Molte persone afflitte da forme di ansia sociale appaiono prive di interessi. Anche nella timidezza è possibile riscontrare questo aspetto. Benché ciò non sia un fenomeno rintracciabile in tutti gli ansiosi sociali, risulta essere un aspetto piuttosto diffuso.

A voler essere sintetici, l’apatia sembra essere lo sfinimento mentale risultante dal continuo esercizio dell’attenzione selettiva incentrata, fondamentalmente, sull’idea di un sé inadeguato.

Ma come accade che una persona sia risucchiata in questa condizione di astinenza?

Nella maggior parte dei casi, c’è il concorso di più fattori concatenati.

Salvador Dali - il sonno
L’attenzione selettiva, cui accennavo, toglie risorse ed energie ad altre attività elaborative, e già questo, favorisce una seria difficoltà di concentrazione in altre direzioni.

Sappiamo che nelle ansie sociali i processi mentali sono dominati da credenze disfunzionali sul sé e dagli schemi cognitivi che si sono formate intorno ad esse.

Partendo da questi presupposti, nel dialogo interiore e nel rapporto con le proprie esperienze interne, l’attenzione selettiva induce la mente a disporre il pensiero alla negatività.

28 luglio 2016

Senso d’inadeguatezza e procrastinazione nella timidezza



La procrastinazione è un comportamento molto diffuso nell’umanità. Per tantissimi individui costituisce anche un problema quando diventa un tratto abituale del comportamento. In questi casi si può parlare di procrastinazione patologica.

I fattori che sottendono alla procrastinazione sono vari e, spesso, sono in relazione alla natura dell’oggetto procrastinato. 

Si può rinviare ciò che non ci piace fare, o che viene richiesto da altri, o che prefigura un impegno che non ci sentiamo di assumere, o perché non rientra nei nostri interessi, a volte perché prefigura un obbligo o una pretesa, in certe occasioni perché le nostre preferenze sono orientate in altre direzioni, quasi sempre, perché non siamo motivati, e in altri casi, quando le motivazioni sono antagoniste.

Roberta Cavalleri - sprecato
Nelle ansie sociali, entrano in gioco anche le credenze disfunzionali del sé.

In più occasioni, ho descritto la timidezza come una forma di disagio sociale di natura cognitiva cui sottendono credenze negative sul sé inerenti idee di inadeguatezza specifiche o generalizzate.

Sappiamo che quando delle credenze di base riguardano la definizione del sé come soggetto inabile all’interazione sociale o incapace a far fronte con efficacia a eventi situazioni e comportamenti, tutti i processi cognitivi che ne conseguono tendono a conclusioni previsionali negative.

“Non mi riesce, non ce la faccio”, “farò un disastro”, “è troppo difficile per me”, “non sono neanche da dove cominciare”, “non potrà funzionare”, “non posso farcela”, “non sono abbastanza intelligente”, “ho sempre fallito”, “deluderò tutti”, “farò una gran brutta figura”, “non sono preparato/a”, “sono già che fallirò”.