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16 gennaio 2017

La timidezza e l’idea negativa del sé


La dimensione sociale è il dominio entro cui si manifesta la timidezza, infatti, è un disagio di natura cognitiva che sussiste solo in relazione agli altri.

Giovanna Fabretti - varco
In pratica, la persona timida è tale, soprattutto, nella sua identità sociale. Lo è, nel momento in cui si trova, o si sente, coinvolta in eventi e situazioni nelle quali entrano in gioco fattori quali: l’ essere esposti alla vista, alla valutazione e al giudizio degli altri; comparare sé stessa agli altri; la valutazione di sé stessa rispetto agli altri.

Tuttavia, l’identità individuale ne è, inevitabilmente, invischiata.

Il fatto che la timidezza sia di natura cognitiva sta già a indicare che la fonte della sua essenza risiede in quell’insieme di nozioni che costituiscono le informazioni di base cui la nostra mente attinge per svolgere le sue attività di elaborazione, valutazione, previsione e decisione.

10 gennaio 2017

Dispersione del pensiero e dimensione personale


Il rimuginìo è una pratica dominante nelle ansie sociali, mentre la ruminazione lo è nei disturbi dell’umore. Ambedue questi processi mentali sono comunque presenti sia nelle ansie sociali, sia nelle depressioni.


Preciso, per i nuovi lettori non avvezzi a certe terminologie, che il rimuginìo consiste nel pensare su eventi, fatti e comportamenti relativi al futuro, e lo sono in modo insistente e reiterato per un tempo prolungato che può andare da diverse ore, ad alcuni giorni, o anche settimane. 
Edward Hopper - donna al sole

La ruminazione è, invece, il pensare ha fatti del passato, sempre in modo insistente e reiterato e che si prolunga per un tempo che va da diverse ore a diversi giorni.

Sono per lo più sorrette anche da metacognizioni che conferiscono validità, spesso troppo eccessiva, a tali pratiche mentali: sia gli ansiosi sociali che i depressi tendono a considerare il rimuginìo e la ruminazione attività molto utili per affrontare i problemi e risolverli.

Tuttavia, parallelamente alla valutazione positiva di tali attività, spesso convive anche la valutazione negativa delle stesse. Infatti, ambedue i processi mentali sfuggono al controllo volontario del soggetto. 


2 gennaio 2017

I processi di valutazione automatica


La mente umana a due sistemi di elaborazione delle informazioni e degli stimoli che le pervengono. 

Uno è quello che si svolge attraverso la ragione, la razionalità; si tratta dell’elaborazione delle informazioni che opera nel nostro livello cosciente e che implica volontà, intenzionalità e metodo.

Edward Hopper - mattino in città
L’altro opera fuori dal nostro controllo cosciente e, dunque, sfugge alla nostra volontà e intenzione razionale, si tratta dei processi di valutazione automatica. Più che operare secondo un metodo, la sua attività è più simile a una routine.

I processi di valutazione automatica bypassano la vera e propria attività di elaborazione, attingono direttamente dalla “banca dati” dei modelli interpretativi precostituiti conservati in memoria e operano per uguaglianza, analogia e similitudine.

Il loro carattere automatico fa sì che le loro attività si svolgono in tempi assai rapidi, tali da permettere risposte comportamentali immediate, cosa che non potrebbe accadere, con altrettanta velocità, nel caso di una valutazione riflessiva che ha bisogno di tempo.

Tali processi sono di due origini differenti, una è innata, acquisita attraverso le conoscenze geneticamente trasmesse, l’altra è relativa all’apprendimento.

Se vogliamo comprendere l’origine innata della valutazione automatica ci basti pensare come nel mondo animale, già alla nascita, si è capaci di fiutare un pericolo e scappare.

Alcune di queste attività automatiche sono, dunque, già acquisite alla nascita e si tratta di funzioni fondamentali per la sopravvivenza, ce le portiamo dentro sin dalle età primitive in cui esse facevano la differenza tra la vita e la morte.

I processi di valutazione automatica acquisiti per apprendimento si poggiano sulla conoscenza acquisita che può essere diretta o indiretta. In questi casi la nostra mente memorizza l’esperienza nella propria “banca dati” dei modelli interpretativi.

Molto importante, nella memorizzazione per apprendimento è la ripetizione. Maggiore è la reiterazione dell’esperienza, maggiore è anche il grado di automazione del processo valutativo.

Ti domanderai: “ma che cavolo tutto questo con le ansie sociali? Con la mia timidezza o la mia fobia sociale?”.

I processi di valutazione automatica sono un po’ come il pilota automatico, procedono da soli, senza che noi stessimo lì a pensarci su. 

Quando parlo dei rinforzi delle credenze e di come queste si attivano in un batter d’occhio, senza che ce ne rendiamo conto, sto facendo proprio riferimento ai processi di valutazione automatica.

I pensieri automatici negativi, così profondamente pervasivi e persistenti, che dominano nella mente dell’ansioso sociale ogni volta che deve fronteggiare una situazione ansiogena o deve interpretare un evento o un comportamento, godono proprio della funzione automatica di valutazione. 

Essi pervengono alla mente della persona, facendole svolgere l’attività di previsione, considerazione sui propri mezzi, interpretazione della situazione, in tempi talmente rapidi, che la persona timida, la sociofobica, l’ansioso sociale in generale, non s’accorge neanche che nella propria testa siano transitati tali pensieri: L’automazione del processo valutativo gli ha risparmiato la fatica di ragionarci su in modo compiuto e razionale.

E dato che le credenze disfunzionali attivate e i pensieri automatici negativi hanno già dipinto un quadro a tinte fosche, resta solo da decidere in che modo proteggersi dalla catastrofe imminente prospettata e tanto immanente.



30 dicembre 2016

Pensiero e immaginazione nelle ansie sociali


L’imagery è l'attività mentale non verbale. In altri termini, è il pensare per immagini mentali, flashback, i sogni a occhi aperti (daydreaming), i sogni, le scene visive che non si svolgono nel momento presente, sensazioni o ricordi di odori o suoni non presenti nella realtà del momento. È anche un’immagine mentale che viene associata ad una percezione sensoriale, ad esempio, sento l’odore di carciofi arrostiti e subentra nella mia mente l’immagine del carciofo arrostito anche se non è fisicamente davanti ai miei occhi.

L’imagery è essa stessa un’attività di pensiero. 

Vi ho più volte fatto riferimento parlando dei pensieri automatici negativi e di come questi si presentino spesso sotto la forma di immagini mentali.

Anche le attività del rimuginìo e della ruminazione sono prevalentemente espresse attraverso l’imagery.

Salvador Dalì - l'arrivo del sogno
Anche durante il pensiero verbale (pensare usando le parole) associamo e vediamo mentalmente immagini rappresentative di ciò che si sta pensando verbalmente.

Dunque, l’imagery ha una funzione centrale nel nostro modo di rappresentare le esperienze. 

È opinione di molti autori che l’imagery abbia un più rapido e facile accesso alle informazioni contenute nella nostra memoria perché più primitiva, cioè, preesistente al linguaggio verbale sviluppato dall’uomo nel corso della sua evoluzione.


19 dicembre 2016

Problemi di autostima


L’autostima esprime il grado di fiducia che si ha nelle proprie capacità e abilità. 

Dunque, essa è uno di quei “sintomi” attraverso cui possiamo accorgerci se abbiamo, a livello cosciente e/o a livello inconscio (causa prevalente), dei convincimenti negativi su noi stessi.

L’autostima può essere anche interpretata come un segnale che ci avverte sullo stato di “salute” del nostro mondo interiore.

Già da quello che ho finora affermato, si evince che l’autostima non è una funzione a sé stante, ma l’espressione e, al tempo stesso, la conseguenza della nostra condizione psichica.

Elisa Anfuso - sogno dunque esisto
Come in tutte le forme di ansia sociale, la timidezza è sempre accompagnata da una bassa autostima oppure dall’illusione di avere una alta autostima (sentimenti di superiorità).

Come già saprai, le ansie sociali esistono quando, nel livello inconscio, nella memoria a lungo termine, si sono formate e radicalizzate convinzioni negative su sé stessi, sovente anche sugli altri. 

Si tratta delle credenze di base che definiscono sinteticamente il sé in merito alle capacità di fronteggiare gli eventi con efficacia, alle abilità nell’interagire socialmente, all’essere o meno interessanti e/o attraenti come persona.

Quando una persona ha, nella propria mente, una credenza che definisce sé stessa in chiave negativa, significa che tutti i suoi ragionamenti, inerenti l’interazione sociale tra sé e gli altri, che tutte le interpretazioni di eventi, situazioni e comportamenti che fa, attingono informazioni basilari proprio da questo “archivio” in cui sono raccolte le conoscenze di base su sé stessi, sugli altri e sul mondo.