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20 febbraio 2017

L’organizzazione dei pensieri strutturali


Nei precedenti articoli abbiamo visto che le credenze di base sono definizioni del sé, degli altri e del mondo; che hanno la funzione di informare la mente quando deve svolgere le sue attività elaborative di interpretazione, valutazione, previsione e decisione; che fa tale funzione per mezzo di modelli interpretativi della realtà; che tali modelli non sempre sono interpretazioni della realtà oggettiva e in tal caso non sono aderenti al reale.

A ciò aggiungiamo che le credenze, in effetti, sono pensieri che hanno la caratteristica di essere “strutturali” del sistema cognitivo di base che ci permette di ragionare sulle cose in modo agevole, organico e funzionale.

Viene da domandarsi cosa sia la mente, a tale quesito preferisco rispondere ricorrendo alla descrizione che ne fanno i neurobiologi Maturana e Varela nella loro teoria enattiva (o dell'autopoiesi) in cui definiscono la mente come un insieme di relazioni di relazioni, di interazioni tra relazioni "derivate" di fenomeni fisici nelle nostre strutture cerebrali, la cui complessità è tale da non poterli più definire come fenomeni "fisici" perché vanno oltre la semplice fisicità, perché capaci di astrazione, sono qualcosa d'altro, per l'appunto, "mentali".




14 febbraio 2017

Le credenze di base – seconda parte: stabilizzazione e validità


SECONDA PARTE


La loro stabilizzazione e validità

Abbiamo detto che le credenze di base sono idee che hanno la caratteristica di essere definizioni sintetiche del sé, degli altri e del mondo. 

Tali idee descrittive si stabilizzano nella memoria remota a lungo termine, risiedono a un livello inconscio della nostra mente e, dunque, non siamo consapevoli di averle. 

Tuttavia, possono pervenire al nostro stato cosciente per “vie traverse”, che approfondiremo nei prossimi articoli, per ora, diciamo che possono presentarsi in forma di sensazioni, di percezioni astratte o confuse, di timori di essere inadeguati o di non avere determinate qualità positive, di sentirsi in un tal modo, o in forma di pensieri “derivati”. 
Nello schema sottostante trovi alcuni esempi.



Tutti i ragionamenti che si fanno, attingono informazioni a questo archivio di definizioni del sé, degli altri e del mondo. 

Infatti, la nostra mente per poter esperire le sue attività di interpretazione, valutazione, previsione e decisione, abbisogna di informazioni senza le quali non ha quegli elementi necessari per operare; questi li va a reperire nell’archivio delle credenze.

L’insieme funzionale di tali credenze si forma già nei primi tre anni di vita. 

La nostra mente aggiorna costantemente le proprie credenze, e lo fa sulla base delle nuove esperienze.

Alexander Daniloff - pigmalione
Se a seguito di una esperienza, una determinata credenza non si dimostra aderente alla realtà, la nostra mente, tenendo conto delle novità emerse, la nega per poi. successivamente, modificarla o sostituirla. È il cosiddetto processo di validazione o invalidazione, cioè si stabilisce se tale idea di base abbia ancora valore oppure se sia falsa.

Quando una credenza viene confermata ripetutamente nella sua validità, questa si stabilizza, si radicalizza e si irrigidisce; si tratta del processo detto del “rinforzo”. 


6 febbraio 2017

Quando non si riesce a esprimere le emozioni e a fare complimenti


Sembra essere una delle dannazioni annose degli ansiosi sociali. La difficoltà che una persona afflitta da ansia sociale, come la timidezza, incontra nell’esprimere sensazioni emotive, e persino nel complimentarsi con gli altri, non è da ascrivere a una incapacità congenita oppure a una insensibilità o disinteresse verso gli altri.

Questo tipo di problema può, talvolta, far pensare a soggetti con sindrome di asperger o di alessitimia. In realtà, a differenza di queste due sindromi, non è in alcun modo di origine biologica o genetica. 

Alex Hall - Relativity
Piuttosto possiamo considerarlo come uno dei sintomi “caratteriali” di molte forme di ansia sociale e che hanno a che fare con il mancato apprendimento o con la formazione di schemi cognitivi disfunzionali.

L’ansioso sociale è, generalmente, ben conscio di questa sua difficoltà nell’esprimere moti emotivi, e di ciò se ne rammarica e ne soffre.


31 gennaio 2017

Le credenze di base - prima parte: cosa sono


PRIMA PARTE

Cosa sono

Con questo, inizierò una serie di articoli che focalizzeranno l’attenzione sugli “strumenti” che utilizza la mente le sue attività e che sono così incisivi anche nello sviluppo delle ansie sociali.

La mente umana ha la funzione fondamentale di farci perseguire e raggiungere gli scopi della nostra esistenza. 


Maria Conserva - Io capitano dell'anima mia
Per svolgere tale funzione, la mente necessita di un archivio in memoria, e dunque lo crea, un archivio di riferimenti che le permettono di riconoscere e valutare il mondo circostante, di canovacci logici che funzionino da linee guida. Parliamo, quindi, di strumenti che facilitano quel processo di elaborazione che si conclude con l’agire.

La nostra mente funziona in due modalità: una automatica, che permette all’uomo di prendere decisioni immediate, e un’altra razionale che ha bisogno di più tempo di elaborazione.

Ambedue le modalità necessitano di informazioni di base, di dati di conoscenza. È qui che entrano in gioco le credenze di base.


24 gennaio 2017

Quando si è prigionieri dei pensieri disturbanti


Ruminazioni infinite di esperienze finite o vissute male, rimuginii interminabili su quel che può accadere o su ciò che si vorrebbe fare o dire, flash back ossessivi, immagini insistenti su momenti topici in cui si consuma la sofferenza, tristi e disperati rammarichi che diventano cantilene infinite, pensieri e scene mentali sul tema del futuro che non c’è, o che ripete una storia incolore, o che racconta un’ecatombe, improperi su sé stessi per presunte incapacità o fallimenti, pensiero liquido.

Giovanna Fabretti - il caos dentro
Il mondo dei pensieri disturbanti è ricco di modi e si muove in una sola direzione: la negatività.

Spesso sono sorretti da metacognizioni “positive”, cioè che si reggono sull’idea che quella abitudine di pensare in quel dato modo sia utile. Accade con le ruminazioni, i rimuginii, il preoccuparsi. Ci si convince che indugiare col pensiero, continuamente, su eventi trascorsi possa essere utile per capire, rispondere a incessanti domande come “perché l’ho fatto”, “come ho potuto farlo”, “perché proprio a me”, “se non avessi…”, “se avessi…”. Si pensa che insistere nel pensare a ciò che accadrà, facendo interminabili previsioni, possa essere risolutivo dei problemi. Si ritiene che preoccuparsi è segno di responsabilità e che, pertanto, bisogna sempre essere preoccupati.